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Soldi e polizze, Woodcock indaga sull’Idv Barbato

Posted by Redazione Napoliaffari
Redazione Napoliaffari
Lele Mora, sì al patteggiamentoMa per ora resta in carcereCondannato a 4 anni e
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on Martedì, 22 Maggio 2012
in Politica

Nel mirino di Woodcock finisce anche il «moralista» dell'Idv Francesco Barbato. Al centro delle attenzioni del pm i rapporti tra il deputato (noto per aver registrato i colleghi alla Camera con una telecamera nascosta) e l'imprenditore campano nel ramo assicurativo Paolo Viscione, grande accusatore di Marco Milanese (Pdl), ritenuto attendibile dai pm partenopei. Un paio di mesi fa l'imprenditore è stato riascoltato a sorpresa da Woodcock. Nel faccia a faccia, è proprio il pm a insistere sui rapporti «economici» di Barbato con Viscione. Rapporti già emersi nell'indagine su Milanese, da intercettazioni e da un verbale dello stesso Viscione col pm Piscitelli ora «trasmesso per approfondimenti» a Woodcock. Viscione, nel nuovo interrogatorio, ribadisce che Barbato gli aveva chiesto «20mila euro per una consulenza che avrebbe dovuto svolgere a favore della società di mia proprietà, nei confronti dell'Isvap, dove lui diceva, per essere componente di una certa commissione, di avere delle giuste entrature con la vicepresidenza». Woodcock vuol sapere di più. «Chi era la vicepresidente?», chiede. «Mazzarella», replica Viscione, che aggiunge: «Ma era un millantatore (Barbato, ndr), perch´ questa dottoressa (...) lui l'avrà vista quando andava in commissione e (...) ha considerato questa persona come avvicinabile». Woodcock si informa sulla genesi del rapporto tra Viscione e l'onorevole. L'imprenditore ricomincia: «(Barbato, ndr) ha iniziato con il proporsi per ottenere un mandato assicurativo, che ha ottenuto (...) a favore della moglie». Un mandato di agente per la società assicurativa «Eig», all'epoca di proprietà di Viscione, e che la moglie di Barbato ottenne «non da me, da Resciniti che era il mio Dg (...) e che prima di dare mandati si rivolgeva a me...», spiega l'imprenditore. Che aggiunge come «l'aggancio» con Barbato fu proprio il fratello di Resciniti, «un avvocato napoletano collegato con questo movimento politico di cui fa parte Barbato». «Cioè l'Idv», chiede Woodcock. Viscione conferma, e prosegue: «Quindi, questo Barbato ha fatto il primo aggancio per ottenere un mandato... si è trovato in un momento in cui noi eravamo nell'occhio del ciclone per questa ispezione congiunta Isvap, Gdf e, poi, anche per l'indagine in corso del dottor Piscitelli...». Woodcock incalza: «Vuol dire che eravate sotto pressione?». «Sotto pressione... e lui (Barbato, ndr) era a conoscenza come tutti di questa pressione... e si è proposto per fare il consulente per nostro conto, cercando di spillarci un po' di soldi, questo è tutto». Un tutto che per Woodcock non è sufficiente. Pm: «Lui in concreto che voleva fare?». Viscione: «Proponeva di potersi interessare della vicenda per cercare di alleviare quelle che potevano essere le conseguenze derivanti da una ispezione, in qualche modo, come dire, devastante»e. Woodcock incalza. «Quanto ha fruttato alla moglie del Barbato questa cosa?». «Poca roba, credo», replica Viscione, ma il pm insiste: «Questo mandato l'ha chiesto lui o l'ha chiesto la moglie?». «L'ha chiesto lui per la moglie», conferma Viscione. Woodcock torna sull'autocandidatura di Barbato a consulente: «Dopodich´ lui s'è offerto per (...) intervenire su questa vicepresidente?». Viscione ricomincia: «Dice: “sai, io posso farti la consulenza, però mi dovresti dare ventimila euro in contanti, cash (...) io ho rifiutato, ho rifiutato proprio, ho detto: statti bene!». La vicenda ricostruita da Viscione sembrerebbe ricalcare i comportamenti contestati dai pm partenopei a Milanese e a Papa, che avrebbero chiesto soldi in cambio di informazioni fornite all'imprenditore di turno. Che sia o meno questo il teorema di Woodcock, il pm va avanti: «Lui questi soldi ha detto: guarda, mi devi dare 20mila per me, oppure me li devi dare...».
Viscione coglie: «No, no, per s´, per s´. Cioè, 20mila euro che servivano perch´ lui si interessasse della nostra vicenda». Una consulenza che, aggiunge Viscione, «si deve intendere come un fatto di interesse, che poteva esplicare...». Anche perch´ «se no uno, voglio dire, improvvisamente chiede 20mila euro così, non ha senso», riassume Woodcock. Dopo il rifiuto? «Da allora (Barbato, ndr) non l'ho più sentito: lui mi telefonava continuamente, è venuto pure a casa», chiosa Viscione. Ma il pm non molla, tocca il tasto del «ruolo istituzionale» del parlamentare, chiede una volta di più in che modo Barbato conoscesse i vertici dell'Isvap. E alla fine Viscione sbotta: «Io non facevo mica l'indagine come giustamente sta facendo lei per capire».

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Totti su Morosini

Posted by Redazione Napoliaffari
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Lele Mora, sì al patteggiamentoMa per ora resta in carcereCondannato a 4 anni e
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on Domenica, 15 Aprile 2012
in Sport

TOTTI «Crollare a terra e morire a 26 anni in un campo di calcio. Immagini scioccanti che rimarranno a lungo impresse nelle nostre menti. Davanti ad una tragedia così non ci sono parole: solo rispetto e silenzio». Francesco Totti, capitano della Roma, commenta così sul proprio sito ufficiale la tragedia avvenuta oggi a Pescara. Piermario Morosini, giocatore del Livorn, è morto dopo un malore in campo.

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Benzina, 5 cent in più per le emergenze della nuova Protezione civile: è polemica

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on Sabato, 14 Aprile 2012
in Politica

Benzina, 5 cent in più per le emergenze 
della nuova Protezione civile: è polemica

Via libera preliminare alla riforma, torna imposta sulle disgrazie

ROMA - Confermata la possibilità di un aumento delle accise sui carburanti fino a 5 centesimi al litro per far fronte alle spese per le emergenze. E rispunta anche la cosiddetta tassa sulla disgrazia con la possibilità per le Regioni di aumentare l'imposta sulla benzina di loro competenza fino a 5 centesimi al litro, già bocciata dalla Corte costituzionale nella versione in cui si prevedeva l'obbligo (e non la facoltà) di procedere all'aumento. Vengono poi dettagliate le competenze: il titolare della Protezione civile è il presidente del Consiglio che può delegare il ministro dell’Interno.

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Strage piazza della Loggia, tutti assolti Dopo 38 anni nessun colpevole

Posted by Redazione Napoliaffari
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Lele Mora, sì al patteggiamentoMa per ora resta in carcereCondannato a 4 anni e
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on Sabato, 14 Aprile 2012
in Politica

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Strage piazza della Loggia, tutti assolti
Dopo 38 anni nessun colpevole

La Corte d'Assise d'appello di Brescia scagiona Zorzi, Tramonte, Maggi e il generale Delfino che nel 2010 furono assolti con formula dubitativa. L'attentato di Brescia costò la vita a otto persone

BRESCIA - La Corte d'assise d'appello di Brescia ha assolto Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte e il generale dei carabinieri Francesco Delfino nel IV processo per la strage di Piazza della Loggia, avvenuta nel 1974, in cui morirono otto persone. In primo grado, il 16 novembre 2010, i quattro erano stati assolti con formula dubitativa.

Nei confronti del quinto imputato del processo di primo grado, Pino Rauti, anch'egli assolto, non era stato presentato ricorso da parte della Procura ma solamente da due parti civili. Uno dei ricorsi è stato dichiarato inammissibile con la conseguente disposizione del pagamento delle spese processuali a carico delle parti civili. Prima di leggere la sentenza, il presidente della Corte d'assise d'appello, Enzo Platè, ha ringraziato i giudici popolari per l'impegno e lo scrupolo profusi durante la durata del processo.

I giudici della Corte d'assise d'appello di Brescia, nell'assolvere i quattro imputati per l'eccidio del 1974 hanno dichiarato inammissibile il ricorso in appello proposto dalle parti civili Camera del Lavoro di Brescia e di Elvezio Natali, un famigliare di una delle vittime della strage, nei confronti di Pino Rauti e ha posto il pagamento delle spese processuali a carico delle parti civili appellanti, come previsto dalla legge. Le motivazioni saranno depositate tra 90 giorni.

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Ma B. è ancora al potere

Posted by Redazione Napoliaffari
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Lele Mora, sì al patteggiamentoMa per ora resta in carcereCondannato a 4 anni e
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on Lunedì, 19 Dicembre 2011
in Politica

Niente legge sul conflitto di interessi. Niente asta per i canali tivù. Un suo uomo al Tg1 dopo Minzolini. Un altro suo uomo, Catricalà, ai vertici di Palazzo Chigi. E l'ex ministro Paolo Romani rimasto al fianco di Passera...

Se ne sta lì, seduto disciplinatamente al suo banco, terzo emiciclo da destra, quarta fila, infilato tra il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto e il segretario del partito Angelino Alfano. Il deputato semplice Silvio Berlusconi prende appunti, vota la fiducia al governo, si astiene dalle polemiche. Nel Pdl, vedendolo così mansueto, lo paragonano al dottor Hannibal Lecter, il cannibale. In apparenza diventato buono, ma sempre pronto a colpire.
L'ex premier ha festeggiato, si fa per dire, il primo mese di lontananza da Palazzo Chigi in modo tradizionale: presentando l'ultimo libro di Bruno Vespa nella solita cornice del teatro di Adriano a due passi da Montecitorio. Ed è sembrato che nulla fosse cambiato. Anche sul sito del Pdl va tutto come prima: in home page c'è un Silvio rassicurante ("L'Italia ce la farà") con "i risultati del nostro governo", come se fosse ancora in carica quello Pdl-Lega. Anche se i rapporti con l'amico Umberto Bossi sono ai minimi storici e il leader della Lega si è spinto a osare l'indicibile, "Berlusconi comunista", una contraddizione in termini, una bestemmia. Ma l'ex alleato non sembra preoccuparsi più di tanto. Se il Carroccio intende tornare a cavalcare la secessione si accomodi, lui, Berlusconi, si sente ancora il leader della maggioranza. Dal suo punto di vista, non ha mai abbandonato il governo. E non ha tutti i torti.
Nei primi anni Novanta, il Cavaliere non era ancora ufficialmente sceso in politica ma dettava la linea al pentapartito, stabiliva l'agenda dei lavori parlamentari e arrivava a sostituire i ministri: quando, per esempio, cinque ministri dc si dimisero contro la legge Mammì e furono sostituiti in poche ore, o quando il repubblicano Giuseppe Galasso fu eliminato dal ministero delle Poste e al suo posto entrò il socialdemocratico Carlo Vizzini (destinato, nella seconda Repubblica, a una bella carriera parlamentare con Forza Italia).  
Oggi Berlusconi torna a questo modello antico e collaudato: in più, rispetto a vent'anni fa, può vantare il gruppo parlamentare più numeroso, riconvertito in partito-azienda, con la missione di difendere la ragione sociale dell'impegno del Cavaliere in politica, gli affetti più cari: Mediaset e le sue tv.
Un fronte su cui ad Arcore non si aspettano nessuna sorpresa negativa, in realtà. L'ultima conferma è arrivata la scorsa settimana, quando il neo-presidente dell'Authority sull'Antitrust Giovanni Pitruzzella, nominato il 18 novembre al posto di Antonio Catricalà, amico e avvocato del presidente del Senato Renato Schifani, nella sua prima uscita pubblica si è affrettato a garantire che niente sarà toccato sulla fusione tra Mediaset e la Dmt, la società di torri per le trasmissioni tv che controlla quasi 3 mila stazioni e 2 mila siti sul territorio nazionale. La nuova società controllerà l'80 per cento del mercato, insieme a Raiway: un duopolio, o meglio un monopolio privato, che ricalca alla perfezione il mercato televisivo e pubblicitario instaurato in Italia dalla legge Mammì in poi. L'Antitrust, assicura Pitruzzella, si limiterà a prendere atto delle decisioni precedenti, "troveremo la via più saggia e giuridicamente ineccepibile", ha dichiarato alla "Stampa" l'11 novembre. Ad Arcore possono stare tranquilli.
Il fattore B. pesa ancora di più sulla questione del beauty contest per le frequenze televisive. Sull'assegnazione dei sei multiplex a Mediaset e Rai senza gara, valore stimato almeno un miliardo di euro (ma c'è chi ipotizza che le entrate per lo Stato sarebbero molto più consistenti: 4-5 miliardi di euro), il super-ministro Corrado Passera per ora non si è espresso. Al suo posto ha parlato un finto Passera su Twitter, ripreso da agenzie e televisioni, ancora più evasivo dell'originale. E soprattutto è intervenuto il diretto interessato, cioè Berlusconi: "L'asta non si può fare, andrebbe deserta". Un diktat che lascia ben poche illusioni agli operatori concorrenti, da Sky a Ti-media, sulla possibilità che il governo Monti decida di riaprire il pacchetto e di mettere in gara le frequenze. "Un'eventuale asta", dicono, "non potrebbe esserci prima della primavera 2012: viene a cadere l'argomento di chi vorrebbe inserire i ricavi attesi dallo Stato nella manovra in discussione alle Camere in questi giorni".

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Regione Lazio, scatta il blitz notturno: vitalizio a 50 anni anche per gli assessori esterni

Posted by Redazione Napoliaffari
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Lele Mora, sì al patteggiamentoMa per ora resta in carcereCondannato a 4 anni e
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on Domenica, 18 Dicembre 2011
in Politica

Mentre il governo taglia le pensioni degli italiani, il Consiglio regionale del Lazio, con un blitz avvenuto ieri alle 2.15 di notte concede il vitalizio agli assessori (anche agli ex). Gli stipendi dei consiglieri regionali vengono invece "congelati" alla data del 1° dicembre 2011, ma poi indicizzati annualmente al costo della vita (l'adeguamento che il governo ha invece bloccato per le pensioni). Ma la presidente del Lazio Renata Polverini difende il provvedimento: «La mancata equiparazione degli assessori ai consiglieri era un'anomalia della nostra regione».
I nuovi vitalizi. Di fatto, in realtà, il Lazio sembra andare controcorrente. Mentre diverse regioni italiane, infatti, hanno già proceduto con l'abolizione dei vitalizi (le ultime sono state ieri le Marche) il Consiglio regionale del Lazio inserisce diverse modifiche all'articolo 11 della Finanziaria, approvata la notte scorsa dalla commissione Bilancio presieduta da Franco Fiorito (Pdl). Modifiche che devono ora essere approvate dall'Aula.

Vitalizi consiglieri aboliti dal 2015. Resta l'abrogazione del vitalizio per i consiglieri regionali (che attualmente vanno in pensione a 50 anni) a partire dalla prossima legislatura, ma per quanto riguarda quella in corso ci sono delle novità. Innanzitutto, i vitalizi per la giunta: «Per i consiglieri regionali e gli assessori in carica o cessati dal mandato nella IX Legislatura (quella in corso, ndr) - si legge nel testo approvato - si applicano le disposizioni di cui alla l.r. 19/1995».
Il capitolo indennità. La normativa tuttora vigente prevede che sia pari all'80% di quello dei parlamentari. Il comma 3 del nuovo articolo 11 invece lo "congela": «Le indennità - si legge nel testo approvato in commissione - sono fissate alla data del 1° dicembre 2011 e sono indicizzate annualmente sulla base della variazione del costo della vita accertato dall'Istat». Un modo per evitare che eventuali tagli allo stipendio dei deputati possano avere effetti sulle indennità regionali. Infine sono spariti dall'articolo 11 gli aggravamenti sulle trattenute della retribuzione, fissate dalla giunta al 32% contro il vecchio 27%, e all'8% contro l'1% per il Tfr.
Contributivo anche per i consiglieri. C'è poi nel nuovo testo un comma che afferma: «Il Consiglio regionale stabilisce con legge, entro la fine della presente legislatura, un sistema previdenziale contributivo per i consiglieri eletti a partire dalla X Legislatura basato sul sistema di calcolo vigente per i dipendenti pubblici con il limite inderogabile del requisito anagrafico minimo pari a 60 anni».
Polverini: corretta un'anomalia. Le novità sucitano le immediate reazioni dell'opposizione, ma la Polverini difende le modifiche: «Il lavoro di un assessore in termini di responsabilità, non può essere valutato con la sua presenza in consiglio regionale perché altrimenti parliamo di discriminare o non dare una opportunità che, oggettivamente, merita chi si assume una responsabilità enorme nello svolgere l'incarico di assessore. Eravamo noi che forse per un dibattito interno dalla precedente maggioranza, eravamo andati in una direzione assolutamente inadeguata. Così si stabilisce che non esistono assessori esterni: esistono consiglieri regionali ed assessori come in tutte la altre giunte e consigli, come anche nel Parlamento».
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Con l'Imu risparmiano i ricchi

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on Mercoledì, 07 Dicembre 2011
in Politica

Sostituisce l'Ici, Cgia: «Imposta fissa anche se cresce il reddito».

 

La Cgia di Mestre ha segnalato che con il passaggio dall'Ici all'Imu sulla seconda casa introdotta dal governo Monti, i proprietari con redditi oltre i 100 mila euro possono godere di alcuni benefici rispetto al passato. L'organizzazione lo ha calcolato sulla base di una simulazione fatta utilizzando i nuovi criteri di tassazione degli immobili.

 

I RICCHI RISPARMIANO. Con la nuova imposta, secondo la Cgia, al crescere del livello di reddito dei proprietari di seconda casa, il divario tra il futuro sistema di tassazione e quello attuale tende a diminuire consentendo un risparmio a coloro che hanno dichiarato benessere (reddito superiore ai 100 mila euro). Questo nonostante la previsione dell'aumento del 60% delle rendite catastali sulle abitazioni.

 

UNA TASSA PIATTA CHE NON AUMENTA. Il perché lo ha spiegato il segretario Giuseppe Bortolussi: «L'Imu, salvo la facoltà dei sindaci di aumentarla o di diminuirla di 3 punti, ha un'aliquota del 7,6 per mille che sostituisce l'attuale Ici, l'Irpef sugli immobili e le relative addizionali regionali e comunali. Se con l'attuale sistema, l'Irpef aumentava al crescere del reddito, garantendo la progressività, ora l'Imu risulta essere praticamente una tassa piatta, che consente ai più ricchi, rispetto all'applicazione dell'Ici, aggravi di imposta più lievi man mano che cresce il reddito».

Martedì, 06 Dicembre 2011

 

 

http://www.lettera43.it/economia/macro/33349/cgia-imu-su-seconda-casa-premiati-i-ricchi.htm

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giudice Giusti al telefono " io dovevo fare il mafioso, non il giudice''.

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on Mercoledì, 30 Novembre 2011
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Milano, 30 nov. - (Adnkronos) - ''Non hai capito chi sono io, sono una tomba, peggio di ... ma io dovevo fare il mafioso, non il giudice''. E' quanto afferma parlando al telefono con Giulio Lampada il gip di Palmi, Giancarlo Giusti, indagato per corruzione in atti giudiziari nell'inchiesta della Dda milanese sulla cosca della 'ndrangheta dei Valle-Lampada che ha portato oggi a dieci arresti. E' quanto emerge in un'intercettazione contenuta nell'ordinanza firmata dal gip di Milano Giuseppe Gennari.

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Creato il virus che può uccidere la metà della popolazione mondiale

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on Mercoledì, 30 Novembre 2011
in Cronaca

MILANO - I ricercatori dell'Erasmus Medical Centre di Rotterdam (Paesi Bassi) hanno prodotto una variante estremamente contagiosa del virus dell'influenza aviariaH5N1 in grado di trasmettersi facilmente a milioni di persone, scatenando, così, una pandemia. Gli scienziati, guidati dal virologo Ron Fouchier, hanno scoperto che bastano cinque modificazioni genetiche per trasformare il virus dell'influenza aviaria (che finora ha ucciso 500 persone nel mondo) in un agente patogeno altamente contagioso che potrebbe scatenare una pandemia in grado di uccidere la metà della popolazione mondiale. La sua elevata capacità di diffusione è stata dimostrata in esperimenti condotti sui furetti, che hanno un sistema respiratorio molto simile a quello dell'uomo.

 

LE RICERCHE - Le ricerche di Fouchier fanno parte di un più ampio programma mirato a una maggiore comprensione dei meccanismi di funzionamento del virus H5N1. È stato lo stesso virologo ad ammettere che la variante geneticamente modificata è uno dei virus più pericolosi che siano mai stati prodotti. Un altro gruppo di virologi dell'Università del Wisconsin in collaborazione con l'Università di Tokyo è arrivato a un risultato simile a quello di Fouchier.

LE POLEMICHE SULLA PUBBLICAZIONE - Ora il dibattito è se pubblicare o no la ricerca. Molti scienziati sono infatti preoccupati dalla possibilità che, in mani sbagliate, il virus potrebbe trasformarsi in un'arma biologica. Negli Stati Uniti le polemiche sono roventi. Thomas Inglesby, scienziato esperto di bioterrorismo e direttore del Centro per la Biosicurezza dell’Università di Pittsburgh è categorico. «È solo una cattiva idea quella di trasformare un virus letale in un virus letale e altamente contagioso. È’ un’altra cattiva idea quella di pubblicare i risultati delle ricerche che altri potrebbero copiare». Critico anche Richard Ebright, biologo molecolare della Rutgers University in New Jersey: «Questo lavoro non andava fatto». Pubblicare lo studio però, come sostiene lo stesso Fouchier, aiuterebbe la comunità scientifica a prepararsi a una pandemia di H5N1. Sulla stessa linea d'onda l'italiano Fabrizio Pregliasco, virologo all'Università di Milano: «Non pubblicare lascerebbe i ricercatori al buio su come rispondere a un focolaio. Lo scambio di conoscenze è fondamentale per prevedere la reale gravità di una pandemia. L'aviaria era sì una "bestia" nuova, ma non apocalittica. Con un maggiore scambio di conoscenze la diffusione di informazioni sarebbe stata più precisa e meno allarmistica».

 

Cristina Marrone

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  • Redazione Napoliaffari
    Redazione Napoliaffari says #
    ...ecco ci mancava solo questa...
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Il Papa in auto senza cintura in Germania denunciato da un cittadino tedesco

Posted by Redazione Napoliaffari
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on Sabato, 26 Novembre 2011
in Cronaca

DORTMUND - Le regole sono regole e vanno rispettate da tutti, a cominciare dai cittadini più illustri. E si sa quanto i tedeschi tengano a questo principio. La proverbiale severità teutonica deve avere sicuramente animato quel signore di Dortmund che ha sporto denuncia addirittura contro Benedetto XVI, colpevole, a suoi occhi, di non avere indossato le cinture di sicurezza sulla Papamobile, durante la sua visita in Germania a settembre. Lo studio legale che rappresenta il querelante, il cui nome non è stato reso noto, ha perfino allegato alla denuncia una lista di testimoni. Inoltre, si stigmatizza il comportamento delle autorità tedesche, come l'arcivescovo di Friburgo e il capo della Chiesa cattolica in Germania, che avrebbero assistito senza intervenire alla presunta violazione delle norme di sicurezza stradale da parte del Pontefice.

La denuncia, la cui esistenza è stata confermata dalle autorità cittadine, è stata presentata a Friburgo, ultima tappa del viaggio papale in Germania. Gli avvocati e i giudici dovranno ora valutare se il Papa, cittadino tedesco, debba essere trattato come un qualunque altro cittadino o se goda di immunità diplomatica, in quanto capo di Stato. 

Il querelante, secondo quanto ha riferito lo studio legale che lo rappresenta, pur non essendo cattolico, non è animato da alcun fervore laicista nei confronti di Benedetto XVI. L'uomo si sarebbe deciso a sporgere denuncia dopo avere assistito a un drammatico incidente stradale, poco dopo la visita del Pontefice in Germania. A motivarlo, sarebbe quindi stata una sincera preoccupazione per l'incolumità del Papa, messa a suo giudizio a repentaglio dal mancato uso delle cinture di sicurezza.

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