De Magistris condannato ad un anno e 3 mesi, "Why not"?

Set 26 2014

De Magistris condannato ad un anno e 3 mesi, “Why not”?

Et voilà, l’Italia delle caste ha memoria d’elefante contro chi osa metterla in discussione. Forte di un informazione che farebbe accapponare la pelle ad un paese davvero democratico, dopo un po presenta il conto. Erano bei tempi quando furoreggiavano i movimenti in ITalia, Berlusconi metteva tutti daccordo, ed il fronte del dissenso era massiccio. Così l’inchiesta why not vedeva degli eroi fronteggiare i Golia della politica, in campo aperto come non era mai successo.

L’attuale situazione italiana di stagnazione è dovuta proprio a quella gestione politica, diciamo “disinvolta”.
Il dilemma è questo: “può un personaggio pubblico politico invocare la privacy anche quando viene sorpreso con le mani sulla pizza?”
E’ più importante la violazione della privacy o la violazione delle norme fondamentali nell’amministrazione del denaro pubblico? E se non c’è nessuno che controlla, chi ci garantisce dalle scorribande dei politici? Dobbiamo incrociare le dita e fidarci?
L’inchiesta Why not, che coinvolgeva i Vip politici dell’epoca, finì a tarallucci e vino, anche perchè De Magistris, venne subito trasferito altrove (ricordiamolo), e venne affidata ad altri. Oggi, De Magistris e Gioacchino Genchi, vengono condannati a un anno e tre mesi di reclusione con sospensione condizionale, beneficio che fa decadere anche l’interdizione dai pubblici uffici per un anno.
La condanna è stata emessa dalla X sezione del tribunale di Roma presieduta da Rosanna Ianniello.
Una sentenza beffa, che ha ritenuto più importante il diritto alla privacy dei politici, mettendo in secondo piano il resto.
Abuso di ufficio per aver acquisito utenze senza autorizzazioni di vari parlamentari tra i quali di Romano Prodi, Francesco Rutelli, Clemente Mastella, Marco Minniti e Antonio Gentile.
Questa sentenza, anzi, tutta la vicenda, trasferimenti compresi, è un monito per gli altri giudici, a non interessarsi troppo a quello che fa la politica, e chiudere un occhio, anzi tutti e due.

De Magistris esterna il suo stato d’animo: «La mia vita è sconvolta, ho subito la peggiore delle ingiustizie. Sono profondamente addolorato per aver ricevuto una condanna per fatti insussistenti. Ma rifarei tutto, e non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato».

«In Italia, credo, non esistano condanne per abuso di ufficio non patrimoniale – aggiunge il sindaco di Napoli – Sono stato condannato per avere acquisito tabulati di alcuni parlamentari, pur non essendoci alcuna prova che potessi sapere che si trattasse di utenze a loro riconducibili. Prima mi hanno strappato la toga, con un processo disciplinare assurdo e clamoroso, perché ho fatto esclusivamente il mio dovere, dedicando la mia vita alla magistratura, ed ora mi condannano, a distanza di anni, per aver svolto indagini doverose su fatti gravissimi riconducibili anche ad esponenti politici».

«Nel corso della requisitoria, il rappresentante dell’accusa aveva sostenuto che, pur essendo stato De Magistris a dare “carta bianca” al suo consulente tecnico indagando sui contatti trovati nell’agenda di un imprenditore indagato, Antonio Saladino, fu Genchi a trasformarsi in «dominus» dell’inchiesta e a disporre non solo i decreti di acquisizione degli atti, ma anche a scegliere i nominativi dei parlamentari i cui tabulati telefonici dovevano essere acquisiti. Insomma, per il pm Felici «una violazione e una indebita intrusione nella vita privata» dei parlamentari». Argomentazione, quest’ultima, accolta dal tribunale di Roma che ha ritenuto di estendere anche a De Magistris le responsabilità attribuite a Genchi.

«La sentenza emessa oggi dal tribunale di Roma rende piena giustizia agli uomini politici tra i quali Francesco Rutelli e Clemente Mastella», hanno affermato gli avvocati Titta e Nicola Madia oltre a Cristina Calamari, legali di parte civile per conto di Rutelli e di Mastella. «La grave violazione delle prerogative dei parlamentari in questione – hanno aggiunto – determinò una violentissima campagna di stampa contro il governo all’epoca in carica».
Mastella dichiara: «Nulla mai potrà ripagarmi. Quell’ indagine condotta in maniera illegale è stata all’origine di tutte le mie difficoltà sul piano umano e sul piano politico».

Commenti

comments

Che ne pensi? :)

Inserisci la tua attività, compila questo modulo