Notizie -
Politica
Giovedì 21 Agosto 2008 10:33
Continua la spirale inflattiva dei prezzi al consumo dei beni primari. Pasta, pane, latte, registrano aumenti percentuali a 2 cifre.
E' il campanello di allarme di un economia mondiale che non tiene conto dei bisogni primari delle popolazioni ma dei pruriti speculativi di tutta la filiera produttiva dei beni di prima necessità.
Così latte, pane e pasta hanno avuto rincari più alti di quelli di benzina e gasolio. E lo stipendio (per chi ne ha uno) davvero non basta più.
La nostra Costituzione ed il nostro Ordinamento parla di "retribuzione sufficiente e decorosa", va da se che di fronte a questi fenomeni speculativi sulla pelle della gente c'è solo una risposta: fare aumentare gli stipendi delle stesse percentuali. Ma il problema è che in Italia i Sindacati servono a far fare le ville ai rispettivi rappresentanti in cambio di concessioni ai danni dei lavoratori, e la domanda è qual'è il motivo della loro sopravvivenza se non quello di rappresentare la spallasulla quale le aziende introducono condizioni sempre piu restrittive ai danni della gente.
Assolatte ed Unipi, ovviamente cadono dalle nuvole e considerano "normali" gli aumenti dell'ultimo anno.
“Tutto questo era facilmente prevedibile”, “Gli aumenti delle materie prime che abbiamo registrato lo
scorso anno sono stati applicati dall’industria del latte con parecchi
mesi di ritardo a causa della difficoltà, da parte dell’industria, a
mettere in opera gli aumenti”. Difficoltà generata anche dalla polemica
sulla definizione dei nuovi prezzi alla stalla. In sostanza, secondo
Assolatte, gli aumenti registrati nei primi sei mesi dell’anno
riportati dal ministero del Tesoro, “sono quelli che le industrie
avrebbero dovuto applicare lo scorso anno e che invece hanno ritardato
a mettere in opera”. A dimostrazione di ciò – spiegano ancora gli
industriali del latte – i dati relativi ai mesi precedenti: “Fino a
dicembre i dati segnano aumenti, nonostante i rincari delle materie
prime agricole, molto limitati. Quello del latte – concludono - è stato
solo un recupero dei prezzi in ritardo. Ora la situazione si è ormai
stabilizzata”.
E pensare che la generazione al potere in questo momento, con lo stipendio ci si è comprato anche la seconda casa.