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Venerdì 28 Dicembre 2007 15:37
Venerdì 28 Dicembre 2007 15:12
Scritto da Administrator
il reportage sul "Venerdì" in edicola. Immondizia nelle strade da 14 anni a questa parte e la raccolta differenziata è ferma al 10% contro il 38% medio del Nord
Campania, l'emergenza rifiuti non passa, anzi peggiora
dal nostro inviato RICCARDO STAGLIANO'
Rifiuti nel napoletano
NAPOLI -Il
vulcano Munnezza è tornato a tremare. Non ha mai smesso, in verità, ma
è come se negli ultimi sei mesi tg e giornali avessero staccato la
spina al sismografo. I media pretendono sviluppi e qui è sempre la
stessa solfa, da 14 anni ormai. L'emergenza più lunga nella storia
dell'umanità, quella dei rifiuti campani. Come un'indolente lingua di
fuoco la lava del pattume ha già travolto cinque commissari
straordinari e bruciato oltre 2 miliardi di euro (tra le voci più
fantasiose 10 milioni per un call center con 34 dipendenti che riceveva
4 telefonate al giorno). Ma, come un Efesto magnanimo, il dio del
pericolo cronico ha anche creato 2316 posti di lavoro nella raccolta
differenziata.
Peccato che con quasi 4 volte gli addetti pro capite rispetto a Roma o
Milano, a Napoli riescano a mettere nel sacco giusto per il riciclo
solo il 10 per cento della spazzatura. Contro il 38 medio del Nord. E
che la regione sia rimasta l'unica - assieme alla Sicilia - a non avere ancora un
termovalorizzatore. "Trase munnezza e esci oro" sibilano i maliziosi.
Perché così la Camorra può speculare sui
terreni di stoccaggio, comprandoli a niente dai contadini e
rivendendoli a prezzi decuplicati, e affittare prima i mezzi di
rinforzo ai comuni quando annegano nella lordura e poi i camion che
allungano il giro dal cassonetto alla discarica. Affare sporco, enorme
affare.
Con i cumuli di rifiuti, oscurati da quest'estate quando furoreggiavano
sulle prime pagine, più maleodoranti che mai. Come dimostrano
le 100 mila tonnellate per le strade della regione nella settimana
prima di Natale. Per il combinato disposto di uno sciopero di tre
giorni degli autotrasportatori, il breve blocco di un impianto di
smaltimento, qualche grado in meno e goccia in più
del solito. Perché i problemi vecchi sono quasi
intonsi e quelli nuovi figliano come bufale del Casertano.
L'iter dovrebbe essere più o meno questo. La differenziata va ai
rispettivi riciclatori (alluminio, vetro, carta), il resto agli
impianti Cdr (per combustibile da rifiuti). Questi, con filtri
meccanici, separano la parte umida (cibo) da quella secca. E producono
tre cose: il Fos, la "frazione organica stabilizzata" da usare come
fertilizzante; il sovvallo, lo scarto degli scarti destinato alla
discarica; le ecoballe, cubi incelofanati da oltre una tonnellata da
mettere al
rogo nei termovalorizzatori per ottenere energia.
Però non c'è una sola tessera di questo puzzle che vada
al posto suo. "In tre anni il Comune ha spiegato in quattro modi
diversi ai cittadini napoletani come fare la differenziata. E nessuno
ci ha capito più nulla" sbotta Michele Buonomo, presidente della
Legambiente regionale. Racconta che
sarebbe possibile, di un paesino di nome Atena Lucana con un record
svedese del 96 per cento. Ma a
Napoli città non ha mai funzionato. Perché la gente vede i sacchetti
per terra e si deprime: "Chi me lo fa fare?". Credendo che siano
problemi diversi.
"E anche perché il contratto con cui la regione affidò la gestione alla
Fibe, gruppo Impregilo, prevede che venga pagata per
tonnellate trattate. Dovrebbe autoridursi la bolletta?" ironizza
l'onorevole Paolo Russo, ex presidente della commissione parlamentare
sui rifiuti. Già, la famigerata Impregilo. Il colosso che nel '94 ha
vinto, in una gara che su tutto puntava meno che sull'eccellenza
tecnologica, l'appalto per i rifiuti campani. E alla quale i magistrati
hanno bloccato quest'estate beni per 750 milioni di euro, oltre
all'interdizione per un anno dai rapporti con la pubblica
amministrazione, per una strepitosa
serie di inadempienze.
"A Lo Uttaro, nel casertano" schiuma Nunzia Lombardi, una fisica
trentenne che organizza per i giornalisti tournée tra la monnezza, "le
pareti dell'impianto sono state costruite
verticali anziché spioventi. È l'abc per non far filtrare il
percolato". In effetti, come i pm campani hanno certificato, non c'è
neppure un Cdr tra i sette edificati capace di sfornare un'ecoballa a
norma. In quella poltiglia c'è troppa umidità. E ciò complicherebbe la
combustione. Oltre che pneumatici, sacche di sangue, infinite schifezze
che dovevano finire altrove. Ancora Russo: "Un fallimento dovuto a
cattiva progettazione e al fatto che è arrivata roba totalmente
indifferenziata e assai più del previsto".
Risultato: 5 milioni di ecoballe accumulate nei vari centri di
stoccaggio. "Piramidi azteche" le chiamano. Che ogni giorno diventano
più alte di 2200 mattoni. Che farne? Il penultimo commissario, Guido
Bertolaso, voleva ricostituirci le
cave, una sorta di chirurgia estetica per montagne sventrate. "Ma
perché fare un regalo a chi le aveva
sfruttate, spesso nomi vicini alla criminalità?" si indigna l'ingegner
Giambattista dè Medici. L'Assise di
Palazzo Marigliano, il gruppo di cui fa parte, boccia il piano del
prefetto Alessandro Pansa. "Se davvero costruiranno le 31 centrali a
biomasse di cui si parla, capaci di bruciare sino a 4 milioni di
tonnellate l'anno, la Campania diverrà l'inceneritrice d'Italia, magari
anche dei rifiuti tossici del resto del Paese" denuncia Nicola Capone,
trentatreenne coordinatore dell'Assise.
La sua ricostruzione ha il pregio della coerenza e il rischio
dell'ideologia. Bassolino avrebbe affidato i rifiuti alla Fibe che non
solo si è rivelata inefficiente ma ha anche comprato le terre per le
discariche dai prestanome della Camorra. E ora i suoi resti se li
spartiranno i cementifici. Perché l'ultima della creatività monnezzara
è di fare grandi punturoni di gesso e cemento alle ecoballe bagnate per
farle asciugare. Se non fosse che così il peso aumenta del 50 per cento
e la zavorra da smaltire cresce. "È incredibile" commenta il professor
Umberto Arena, "nell'emergenza fioriscono le idee più strane. C'è anche
chi ha proposto un marchingegno pomposamente chiamato dissociatore
molecolare, vi rendete conto? Quando basterebbe copiare quel che fa il
resto del mondo civile". Ovvero differenziata, inceneritori hi-tech,
discariche.
Insegna scienze ambientali, quest'ingegnere che rischia ogni giorno la
sedizione familiare per la sua intransigente politica del bidone nella
bella casa al Vomero. "I
termovalorizzatori potrebbero bruciare anche i rifiuti "tal quali",
figurarsi le ecoballe difettose. E il loro impatto
ambientale è minimo. La Germania ne ha 66 e la quota di diossina è
stata ridotta del 99%. Idem per Danimarca e Svezia". Ma le balle sono
della Fibe che le ha date in pegno alle banche.
Un caos totale. Lo sversatoio di Taverna del Re, dove ne viene
parcheggiata la maggior parte, ha i giorni contati. "Lo dobbiamo alla
popolazione" assicura Gianfrancesco Raiano, portavoce di Pansa. C'è
puzza, il percolato infiltra il terreno. Ci sono già stati picchetti,
gli abitanti non ne possono più. "Ma il commissario ha individuato i
cinque siti alternativi puntando a caso sulla mappa" accusano gli
ecologisti. Nell'avellinese, a Chianche, tra i vitigni
del Greco di Tufo. Con l'imprenditore Mastroberardino già pronto a dare
battaglia.
Nel casertano, a Pignataro Maggiore, terra di succulente mozzarelle da
esportazione. Al punto che il celebre
caseificio Iemma ha scritto a Pansa: "Se ha deciso di premere il
grilletto contro la nostra terra lo faccia, ma ci spieghi perché ha
escluso 35 siti alternativi". La gara per chi dovrà succedere alla
Fibe, completare il termovalorizzatore di Acerra e gestire i rifiuti
per i prossimi 25 anni, è durata solo sedici giorni. In gioco 800
milioni di euro, forse l'appalto pubblico più grande d'Europa. Si è
fatta avanti la francese Veolia e l'Asm di Brescia. Non è detto che
finisca qui.
I napoletani si sono preparati al Natale zigzagando tra 3.000
tonnellate di immondizia. A San Gregorio Armeno, via dei presepi, si
scherza su decorazioni fatte di rifiuti. Va
peggio a Ercolano, dove il sindaco Nino Daniele ha chiesto, per
liberare il centro dai sacchi neri, l'intervento dell'esercito. Ieri lo
preoccupava il Vesuvio, oggi teme eruzioni dal basso.
(ha collaborato Fabrizio Geremicca)