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Lunedì 24 Dicembre 2007 17:53
Scritto da Administrator
BABBO NATALE E' CINESE
o
del perchè la Cina cresce e gli Stati Uniti sono in declino
14 dicembre 2006
Io credo che Babbo Natale sia cinese perché ogni mattina del 25 dicembre, dopo che tutti i doni sono stati scartati, ed ogni cosa ha ritrovato un
suo posto, regolarmente esploro i regali per vedere dove siano stati fabbricati. Il risultato è quasi sempre il medesimo: approssimativamente il
70% di essi proviene dalla Cina. Dopo qualche ricerca, sembra che l'analisi dell mio singolo nucleo familiare sia rappresentativo dell'intera
nazione.
Prendiamo come primo esempio i giocattoli. Qualcosa come l'80% di quelli venduti negli USA, dalle bambole ai videogames, è fabbricato in
Cina. Tra questi, quelli che parlano hanno imparato l'inglese da lavoratori cinesi. I beni di elettronica di consumo, dall'Apple Ipod alla Xbox di
Microsoft, i vestiti, dal golfino in cashmere all'ultima moda, alle tute da ginnastica, possiedono probabilmente un etichetta “Made in China”
Lo stesso albero di Natale è assai probabilmente cinese. Mentre i veri alberi di Natale crescono in ogni stato degli USA e sono venduti
localmente, molte famiglie ora ci si circondano di alberi natalizi artificiali. Ogni dieci alberi di Natale venduti negli Stati Uniti, otto sono di
fabbricazione cinese. L'anno passato gli americani a Natale, hanno acquistato più di 130 milioni di dollari di alberi di plastica cinesi.
Quest'anno gli americani compreranno 1 miliardo di dollari di addobbi natalizi provenienti dalla Cina. Forse l'aspetto più ironico di tutto ciò è che
persino i presepi sono made in Cina. L'anno scorso gli americani hanno speso più di 39 milioni di dollari nell'acquisto di presepi provenienti
dall'oriente. Il successo della Cina nell'attrarre investimenti da parte di capitali stranieri e nel convogliare forza-lavoro in questa immensa fabbrica,
hanno reso la Cina l'officina del mondo.
Questa del Natale americano made in China è una metafora per una più profonda serie di questioni economiche che affliggono gli Stati Uniti.
Oggi il Natale è celebrato in entrambi i paesi, ma per motivi diversi e con conseguenze economiche assai differenti. In Cina, ove la popolazione
mette da parte il 40% dei propri guadagni, la prosperità dell'industria significa profitti record, entrate crescenti ed un forte incremento dei
depositi. Negli Stati Uniti, le spese per lo shopping natalizio, hanno raggiunto un altro record quest'anno, contribuendo ad aumentare il debito
accumulato con le carte di credito ed il progressivo deficit della bilancia commerciale.
Sotto lo spirito e la festosità del Natale Americano vi è un civiltà carica di debiti, che sembra aver smarrito il suo cammino, persa nelle sabbie
mobili del consumismo. Come società sembriamo aver smarrito la nozione del come risparmiare per poter investire in un futuro migliore. Invece
di fornire ai nostri figli una prospettiva economica promettente, gli stiamo lasciando in eredità il più ampio e schiacciante debito di tutti i tempi.
A livello individuale, il deficit personale generato dall'utilizzo delle carte di credito si inerpica. A livello statale, abbiamo il più grande debito della
storia. A livello internazionale, possediamo un deficit commerciale che si sposta di mese in mese verso nuovi massimi.
La cosa più fastidiosa non è il fatto che il nostro Natale sia made in China, ma piuttosto l'atteggiamento mentale che ha portato a ciò. Vogliamo
consumare, non importa cosa. Vogliamo spendere ora e lasciare che siano i nostri discendenti a pagare. E' questo stesso atteggiamento che
introduce i tagli delle tasse mentre si sostiene una guerra costosissima. Il sacrificio economico non è più parte del nostro vocabolario. Dopo
l'attacco a Pearl Harbour, il presidente Roosvelt vietò il commercio di auto private per convertire la produzione industriale e le conoscenze
ingegneristiche del settore automobilistico nella costruzione di aeroplani e carri armati. Al contrario dopo l'11 settembre il presidente Bush ci ha
invitato ad andare a fare shopping.
Negli Stati Uniti siamo talmente impegnati nel consumare che i risparmi personali sono praticamente scomparsi. Ognuno in media, compresi
donne e bambini, possiede cinque carte di credito; dei 145 milioni di persone che le utilizzano, solamente 55 milioni di utenti pareggiano il loro
conto alla scadenza mensile. I rimanenti 90 milioni sembrano non farcela e pagano esorbitanti interessi sul debito accumulato. Milioni di persone
sono pertanto indebitati a tal punto da poter rimanere tali a vita.
Il debito nazionale ufficiale, la conseguenza di anni di deficit fiscale, è pari a 8500 miliardi di dollari, qualcosa come 64.000 dollari per
contribuente (per consultare dati e tabelle: vedi link a fine testo). Per la fine dell'amministrazione Bush, nel 2008, le proiezioni prevedono il
raggiungimento di un barcollante debito di 9400 miliardi di dollari. Stiamo scavando un buco nero fiscale nel quale affondiamo sempre più
profondamente.
Ogni mese il Tesoro copre il deficit fiscale emettendo titoli. I due maggiori acquirenti di titoli di stato statunitensi sono il Giappone e la Cina. In
questo ruolo, la Cina sta attualmente diventando il nostro banchiere. Questo paese, nel quale il reddito pro capite è pari ad un sesto di quello
degli Stati Uniti, sta finanziando gli eccessi di una ricca società industriale. Cosa c'è di anomalo in questo quadro?
In passato, quando i nostri deficit fiscali erano largamente coperti dalle finanziarie statunitensi, gli interessi pagati sul debito erano reinvestiti negli
Stati Uniti. Ora stanno andando all'estero, in Giappone, in Cina e verso gli altri paesi detentori del debito americano.
Mentre il deficit fiscale americano, parzialmente alimentato dalla guerra in Iraq, raggiunge livelli stratosferici, il paese si troverà di fronte ad una
sfida fiscale senza precedenti nel momento in cui la generazione del boom demografico andrà in pensione, facendo lievitare i costi per la
sicurezza sociale, per l'assistenza e le cure mediche. Questo fenomeno, unito alla crescita della spesa per pagare gli interessi sul debito, porterà
la pressione fiscale a livelli talmente insostenibili per i nostri figli che la nostra generazione potrebbe non essere mai dimenticata.
Il deficit della bilancia commerciale americana sta crescendo a grandi passi, è quasi raddoppiato dai 452 miliardi di dollari nel 2000 agli 850
miliardi stimati nel 2006; di questi sono per più della metà responsabili le importazioni crescenti di petrolio ed il deficit commerciale con la Cina.
Le carenze della politica nazionale, quali un'insufficiente attenzione allo sviluppo delle energie rinnovabili hanno contribuito alla crescita del deficit
commerciale statunitense. Ad esempio, gli Stati Uniti dovrebbero essere i leader nella fabbricazione ed esportazione di celle fotovoltaiche e
turbine eoliche, ed invece si sono fatti superare da Europa e Giappone. La cella fotovoltaica, messa a punto per la prima volta nei laboratori della
Bell nel 1954, è una tecnologia di origine americana. Ma l'impegno degli Stati Uniti per lo sviluppo dell'energia solare è stato talmente flebile e
discontinuo che sia la Germania che il Giappone si sono spinti molto in là ed hanno sviluppato una solida struttura industriale di fabbricazione ed
esportazione di celle fotovoltaiche
La situazione appare simile nel campo dell'eolico. Sebbene la moderna industria dello sfruttamento del vento sia nata in California al principio
degli anni '80, la mancanza negli Stati Uniti di una politica incentivante per lo sviluppo dell'energia eolica ha permesso che i paesi europei ci
potessero superare abbondantemente
Anche se l'importazione di petrolio contribuisce ad allargare il nostro deficit commerciale, noi ne facciamo un uso smodato, indebolendo la nostra
economia e sottominando la nostra indipendenza politica.
Abbiamo perso influenza all'interno dei mercati finanziari mondiali semplicemente in conseguenza del nostro debito ingravescente, la maggior
parte del quale è in mano a stati stranieri. Se i governanti cinesi dovessero mai convincersi che il dollaro sia destinato inesorabilmente a perdere
valore e quindi decidessero di svincolare i propri investimenti in questa valuta, il dollaro potrebbe crollare.
Gli Stati Uniti stanno rapidamente perdendo il loro ruolo di leadership mondiale poiché sono dipendenti da altri paesi per i rifornimenti petroliferi e
nel finanziamento del proprio debito. La questione che stiamo affrontando non è solamente se il nostro Natale sia cinese o meno, ma piuttosto se
possiamo riprendere quei valori e comportamenti che hanno fatto di noi una grande nazione, che tutto il mondo ha ammirato, rispettato ed
imitato.
Questo non è qualcosa che ci può regalare Babbo Natale, nemmeno un Babbo Natale cinese. Questo è un qualcosa che soltanto noi possiamo
realizzare.
Lester Brown