Nel Perù meridionale, si cela uno degli enigmi più affascinanti della terra:
13000 linee e 788 figure rappresentanti forme geometriche, animali di ogni
genere e persino una figura umana che, secondo i più fantasiosi, ha sembianze
aliene. I “grabados”, dunque, sono strabilianti disegni tracciati con
straordinaria maestria asportando dal suolo lo strato superficiale di ciottoli
vulcanici neri. Si ritiene siano stati forgiati da un popolo anteriore agli
Incas, intorno al 600 d.c. e la particolarità che li renda così affascinanti è
che si possono ammirare solo da una quota di 3000 metri.
Ma in quale modo 1500 anni fa sono riusciti a creare un’opera di tale portata,
tanto più che non si poteva avere una visione d’insieme se non dal cielo? E a
quale scopo? Trovandosi di fronte a questo spettacolo mozzafiato si ha
l’impressione che una mano gigantesca abbia solcato con un aratro dall'alto la
sabbia del deserto, trasformandolo nel "deserto che parla", come lo chiamano gli
indigeni.
Gli appassionati del fenomeno, ovviamente, hanno dato adito alle teorie più
disparate: la versione religiosa sostiene che sia un santuario, dove gli indiani
di Nazcas disegnarono tutti gli esseri del loro mondo in proporzioni gigantesche
per essere visti dagli dei, come segno di offerta e convincerli, così, ad
aiutarli nelle loro attività. C’è chi pensa, invece, che ci si trovi davanti al
più grande libro di astronomia del mondo, in cui ogni figura rappresenta una
costellazione o un elemento celeste, funzionando come una sorta di calendario
astronomico. Non mancano anche le interpretazioni più curiose come quelle che
considerano questi geroglifici come delle piste di atterraggio per esploratori
extraterrestri! Da chi, in che modo e perché queste straordinarie incisioni
siano state eseguite resta un mistero. Ciò che è certo è che i grabados
peruviani possono essere definiti la più grande opera grafica del pianeta.
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