MyBlog -
MyBlog
Lunedì 29 Dicembre 2008 12:28
Scritto da Administrator
I morti sono 300, Israele richiama i riservisti
GAZA brucia. L'odore delle cento tonnellate di bombe cadute dal cielo
negli ultimi due giorni arriva fin qui, a pochi metri dalle porte della
Striscia, sigillata da Israele e completamente impermeabile a ogni
ingresso.
L'Operazione "Piombo
fuso" va avanti, e prepara adesso il nuovo scenario: l'intervento di
terra. Al valico di Erez, mimetizzati a fatica dietro una boscaglia
rada, grossi carri armati attendono acquattati come animali pronti a
destarsi all'improvviso dal letargo. Con la luce dell'alba sono
comparsi all'orizzonte, muovendo la scenografia statica del confine.
Dalle retrovie ne sono apparsi altri, con i soldati che saltavano giù
dalla torretta e si abbracciavano.
Gerusalemme ha richiamato i riservisti: 6500. Non si aspettavano di
essere allertati di sabato, il giorno sacro per gli ebrei. Alcuni
riposavano dal lavoro, o pensavano di fare una gita. Nel giro di un'ora
hanno messo la divisa in un sacco, baciato la moglie, e adesso stanno
per arrivare. Ehud Barak, il soldato più decorato d'Israele oggi a capo
di quella perfetta macchina da guerra che sono le sue Forze armate, lo
ha detto chiaramente: "Le operazioni potrebbero essere ampliate e
approfondite, secondo le necessità". Tradotto dal linguaggio della
burocrazia: siamo pronti a far seguire ai raid aerei un intervento con
le truppe di terra.
Adesso la Striscia è saldata su ogni lato, tranne che dal mare. Lungo
questi quarantacinque chilometri di lunghezza per i poco più di dieci
di larghezza, Barak ha dispiegato in un lampo l'unità dei paracadutisti
e i soldati della Brigata Golani, due fra le migliori e più efficienti
strutture per l'attacco terrestre. I giovani soldati sembrano far festa
attorno al fuoco che accendono per riscaldarsi. Il morale è alto. Il
rancio abbondante. Tutt'altra cosa rispetto alla fame patita e alla
mancanza di carburante per la gente di Gaza, al di là dell'inferriata.
"Per ora - dice uno scalpitante sottufficiale - non abbiamo nessun
ordine di entrare. Ma siamo assolutamente pronti a farlo".
I tonfi sordi dei bombardamenti
continuano ad arrivare, assieme alle zaffate di piombo. "L'aviazione -
gracchia da una tenda la radio militare - ha raggiunto 240 obiettivi in
due giorni". I morti dell'offensiva israeliana, dicono fonti mediche
palestinesi, sono saliti ormai a quota 300.
L'attacco si è esteso a sud, al valico di Rafah, spezzando i tunnel che
collegano la Striscia al Sinai egiziano. Vitali per la gente di Gaza.
Perché da lì giungono, in regime di contrabbando, da un anno e mezzo -
cioè da quando vigono il blocco e l'embargo del territorio in mano al
movimento islamico - gli aiuti, il cibo e il petrolio necessari a
vivere e scaldarsi. I raid hanno colpito quaranta gallerie, su un
totale di qualche centinaia, attive sottoterra. E in serata secondo
Hamas i caccia avrebbero colpito l'università islamica.
Hamas non è stata a guardare la seconda giornata di bombe piovute dal
cielo. Dopo i proclami e i propositi di vendetta, ieri ha sparato una
ventina di missili, i Grad da 122 millimetri - equivalenti ai Katyusha
e più potenti rispetto ai vecchi e sfiatati Qassam - dotati quindi di
una gittata più lunga. Fino a 40 chilometri. Abbastanza per raggiungere
la città di Ashdod, colpita due volte. E per minacciare così, oltre
alla già vessata Sderot, anche Ashkelon. Mai nessun razzo si era spinto
così in profondità in territorio israeliano. I razzi non hanno fatto
vittime, dopo che sabato un uomo era stato ucciso. Ma il Comando delle
retrovie ha adottato subito misure speciali per difendere la
popolazione civile di Beer Sheva, il centro principale del Negev, dove
vivono 200 mila persone.
L'offensiva non è ancora terminata, e gli esperti di cose militari già
tirano le prime somme. Un piano perfetto, dicono, finora. "Piombo fuso"
ha spazzato via una quarantina di strutture di Hamas - oltre a diverse
vittime civili - nel giro di 3 minuti. Un attacco molto simile
all'Operazione "Shock and awe" lanciata nel 2003 dagli americani in
Iraq. Come gli Usa a Bagdad, infatti, gli israeliani hanno bombardato
simultaneamente un numero congruo di obiettivi, individuati per tempo
dall'intelligence. Da consumato stratega, Barak aveva dato disposizioni
di preparare l'intervento sei mesi fa, quando i diplomatici stavano
ancora negoziando il cessate il fuoco con Hamas. E il movimento
integralista islamico è stato preso di sorpresa.
L'offensiva si è poi sviluppata grazie a una sottile campagna di
disinformazione. Quando venerdì il ministro della Difesa ha fatto
aprire la frontiera con la Striscia, nessuno pensava a un attacco
imminente. Lo stesso quando è stata diffusa la notizia di una riunione
di governo dell'ultimo minuto, convocata dal premier Olmert per
domenica, adombrando un possibile spiraglio per una nuova tregua.
Alcuni, a quel punto, si aspettavano l'attacco non prima di lunedì,
quantomeno. I raid sono invece partiti sabato, giornata di festa in
Israele.
Dettagli che deliziano i palati machiavellici, ma che indispongono gli
altri. Le feste di Natale avevano conosciuto fin qui un record di
afflussi, dopo anni di magra. Ora gli alberghi di Israele e Palestina,
zeppi il 25 e carichi di prenotazioni per il veglione di Capodanno,
ricevono continui ordini di cancellazioni. E Betlemme, così bella