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D’ora in poi ognuno vota da sé nel Parlamento italiano

Pubblicato martedì 10 marzo 2009 in Olanda

[de Volkskrant]

Votare per un collega di partito assente era normale in Italia. Ora peró i “pianisti” sono stati messi fuori gioco.

Se tutto andrá come pianificato, la Camera dei Deputati non sará piú la stessa da oggi in poi. Il parlamento dovrá d’ora innanzi fare a meno dei famigerati “pianisti”.

Per piú di trent’anni costoro hanno influenzato l’andamento delle cose in parlamento. Non si tratta in questo caso di apprezzati musicisti seduti dietro uno splendente pianoforte a coda nero, ma di rappresentanti del popolo imbroglioni e dal dito veloce.

Ogniqualvolta la Camera deve votare su un disegno di legge, costoro schiacciano sia il proprio pulsante di voto che quello del collega di partito assente. La posizione che assumono facendolo - piegati in avanti, le braccia allargate su due banchi - assomiglia a quella di un pianista.

I parlamentari italiani hanno allegramente partecipato al gioco sia da sinistra che da destra. Cosí facendo hanno non solo inquinato le votazioni, ma anche saccheggiato le casse dello Stato. I deputati ricevono infatti 220 euro ogni volta che partecipano a una votazione. Schiacciando il pulsante del compagno di partito, il pianista previene immediatamente la perdita di questo piccolo extra da parte del collega.

Gianfranco Fini e’ l’ultimo in una lunga lista di Presidenti della Camera che hanno cercato di trovare modi di impedire questa consolidata prassi. Sembra che Fini sará il primo a portare in porto il progetto, ma per farlo ha dovuto ricorrere a rimedi estremi: prendere le impronte digitali.

Da martedi’ i parlamentari possono votare solo se un computer ha prima riconosciuto le loro impronte digitali. Costo del provvedimento: 450mila euro.

E’ possibile che con questo provvedimento si eviti il perpetuarsi di una consuetudine dura a morire, spesso addirittura giustificata dai trasgressori che ne fanno uso. Come Sergio Agoni della Lega Nord, che disse di aver solo aiutato un collega “che stava leggendo il giornale”. O Michele Forte del piccolo partito cattolico UDC, che affermó che il suo collega “proprio non ce la faceva a tenerla”.

Ci sono buoni motivi per non rallegrarsi prematuramente. La scorsa settimana circa 150 dei 618 deputati non avevano ancora registrato le loro impronte digitali. Una ventina di loro si sono apertamente dichiarati contro il provvedimento, appellandosi al rispetto della propria privacy, o asserendo che il sistema “equipara i deputati a sospetti criminali”.

Il Presidente della Camera Fini ha pertanto deciso di dare ai deputati riluttanti il diritto di votare alla vecchia maniera. I loro nomi saranno peró d’ora in poi esplicitamente comunicati in pubblico.

[Articolo originale di Eric Arends]

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