Cis, la città degli affari replica in Cina
Lunedì 03 Dicembre 2007 13:59
Scritto da <a href='/napoliaffari/il-tuo-profilo/administrator/cc-profile.html'>Administrator</a>
Per Luca di Montezemolo si tratta di un'operazione che «può diventare
la porta di ingresso verso la Cina per tantissime piccole e medie
imprese, in maggioranza del sud Italia». Mentre per il presidente della
Regione Campania Antonio Bassolino «è un risultato straordinario, un
modello da replicare sul terreno dell'internazionalizzazione». A chi si
riferiscono Bassolino e Montezemolo: ad una grande impresa
manifatturiera oppure a un colosso dei servizi? O invece il
protagonista è un gruppo bancario che, ringalluzzito dalla fusioni
degli ultimi anni, ha deciso di espandersi oltre la Grande Muraglia?
Niente di tutto questo.

A «sbarcare in Cina», (ma i dettagli
dell'intesa devono ancora essere perfezionati) ristrutturando 35 mila
metri quadrati del vecchio quartiere coloniale italiano di Tianjin per
trasformarlo in una cittadella del made in Italy in grado di vendere
prodotti del Bel Paese ospitando 200 aziende e creando 500 posti di
lavoro sarà infatti il Cis di Nola. E qui cominciano i guai. Perché il
Cis è qualcosa di difficile da incasellare all'interno del panorama del
capitalismo italiano. Certo, potremmo spiegare che si tratta di un
«sistema commerciale» che raccoglie 350 grossisti delle più diverse
merceologie, alimentare escluso, su un'area superiore a 1 milione di
metri quadrati. Eppure questa descrizione sarebbe riduttiva.
Perché
accanto al Cis, propriamente detto c'è l'Interporto con i suoi 3
milioni di metri quadrati, l'unico in Italia ad avere una stazione
ferroviaria al suo interno. E non basta perché il distretto di Nola
comprende anche un centro servizi (450 mila metri quadrati) che fa
perno sul «Vulcano Buono»: 42 metri di altezza e 600 pilastri di
acciaio firmati da Renzo Piano per un edificio tondeggiante (250
milioni di investimenti) che si affaccia su un'agorà (il «cratere»)
grande come la napoletana Piazza Plebiscito.
Guai a voi se lo
definite un «centro commerciale» (Piano non ama questo termine) anche
se fra pochi giorni, al momento dell'inaugurazione, lungo i mille metri
della galleria circolare più lunga d'Europa si affacceranno circa 140
negozi, il supermercato Auchan, la multisala Warner, un albergo Holiday
Inn, i bar e i ristoranti, le sale congressi, le rampe per un
parcheggio da 8 mila posti. E allora?
In realtà descrivere il Cis
appoggiandosi sui numeri risulterebbe fuorviante. Attualmente il
distretto ospita un migliaio di imprese con un giro d'affari stimato
sui 7 miliardi di euro. Domani, però, queste cifre saranno già
superate. Anche perché le iniziative si susseguono a ritmo incalzante
modificando progressivamente il profilo del progetto. Nel prossimo
futuro, ad esempio, l'Interporto crescerà fin quasi a raddoppiare la
superficie attuale.
Mentre già si parla di un quartiere che
potrebbe ospitare le famiglie di un migliaio di dipendenti (in tutto
sono circa otto mila) di questa singolare struttura. Un vero e proprio
quartiere, dunque, che da una parte deve ottenere l'approvazione del
Comune di Nola. Mentre dall'altra è allo studio un'operazione
finanziaria per rendere l'acquisto degli appartamenti particolarmente
vantaggioso, allineandolo ai costi di costruzione.
Eppure l'aspetto
più sorprendente è che qui a Nola, a una quindicina di chilometri in
linea d'aria da Napoli, si stia sperimentando non un modello d'impresa
bensì la capacità di fare sistema da parte di una «rete» composta da
centinaia di aziende indipendenti. Lo confermano i sette sportelli
bancari aperti all'interno del Cis. E lo certificano iniziative come
quella di Tianjin o la candidatura, (ancora ufficiosa) alla gestione
dello scalo di Capodichino controllato dal colosso spagnolo Ferrovial e
di cui l’Interporto detiene il 5%. E anche se Ferrovial ha affermato
ufficialmente che l'aeroporto napoletano non è in vendita è noto che il
gruppo iberico ha un forte indebitamento. E qualcosa, prima o poi,
dovrà pure vendere.
Questa storia è iniziata a metà degli anni '70
quando Gianni Punzo, vulcanico commerciante napoletano, convinse una
dozzina di colleghi che bisognava abbandonare Piazza Mercato, sede
storica dei grossisti partenopei, per spostarsi all'esterno. Dentro la
città, infatti, il commercio soffocava. E solo la creazione di una
struttura pensata per lo sviluppo avrebbe assicurato un futuro al
commercio cittadino. In breve tempo il gruppo crebbe fino a 170 membri
e nel 1986 a Nola venne inaugurato il Cis. Da quel momento lo sviluppo
trainato da Punzo sembrò inarrestabile. Emblematica l'apertura
dell'interporto che oggi comprende un settore molto importante per il
freddo con capannoni interi a 25 gradi sotto zero che ne fanno uno
snodo strategico per tutto il Sud. L'unico intoppo fu l'accusa, mai
provata, di collusione con il clan Alfieri che portò Punzo in prigione.
Prosciolto in istruttoria, il presidente del Cis ha intensificato il
suo impegno per lo sviluppo della cittadella del commercio.
Oggi la
rete lanciata dal Cis si sta estendendo oltre i confini di Nola. I
mille imprenditori che ruotano attorno alla struttura hanno capito che
associarsi conviene. E che mettendosi assieme possono aspirare a
traguardi sempre più ambiziosi. Ecco spiegati i collegamenti sempre più
stretti con il Porto di Napoli. E non si tratta solo di integrazione
logistica come testimonia il rapporto continuo fra la scalo marittimo e
l'Interporto (all'interno di quest'ultimo c'è una Dogana perfettamente
funzionante). Ma anche della gestione di una serie di negozi situati
all'interno del Porto stesso da parte di un gruppo di commercianti che
operano all'interno della struttura di Nola. Quanto al prossimo passo,
in concomitanza con le Olimpiadi di Pechino (Tianjin dista dalla
capitale 29 minuti di treno ad alta velocità) sarà proprio la Cina.
da La Repubblica