
Nel 470 a.C., i greci Cumani decisero di
fondare una vera e propria città, scegliendo una zona più ad oriente
della vecchia Partenope, zona che corrisponde all'attuale centro
storico; il nome prescelto fu quello di Neapolis ("città nuova"), per
distinguerla dal precedente nucleo urbano (Palepolis, "città vecchia").
Probabilmente, in questa fase, la città era una repubblica aristocratica
retta da due arconti e da un consiglio di nobili.
Urbanisticamente la città, come nella tradizione delle città greche, era
caratterizzata dalla presenza di cardi e decumani, ed era ricca di
edifici di culto e di pubblica utilità: templi, curia, teatro,
ippodromo; divenne una importante colonia della Magna Grecia, insieme a
Taranto e Cuma, e dalle tradizioni, dalla cultura, dalla mentalità,
dall'arte sviluppatesi in questo periodo attinsero i romani nella
successiva fase della vita della città.
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Neapolis
non era una città guerriera, ma dovette presto difendersi da due scomodi vicini:
i Sanniti, che nel 423 a.C. conquistarono Cuma scacciandone gli abitanti, e i
Romani, determinati ad espandere verso sud il proprio dominio. I primi rapporti
tra Roma e Neapolis furono improntati all'amicizia e al tentativo di stipulare
accordi, ma, sotto le pressioni delle altre colonie, Neapolis fu poi spinta a
rifiutare collaborazioni coi romani; questo portò nel 326 a.C. ad un conflitto
armato che, nonostante l'alleanza dei partenopei con sanniti e nolani, si
concluse con la vittoria del console romano. La pace non fu tuttavia
disonorevole: fu creata una confederazione con Roma, e la città poté mantenere
le proprie prerogative e istituzioni, rivelandosi nel seguito una fedele alleata
del sempre più potente vicino. Del resto, Neapolis era per Roma un importante
veicolo della cultura e della civiltà greca: la città e i suoi dintorni
divennero meta privilegiata per le residenze estive dei patrizi romani, che
costruirono tra Puteoli e Sorrento lussuose ville (Scipione l'Africano, Silla,
Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Bruto e Lucullo, ad esempio, scelsero queste
terre per riposo e diletto; Cicerone, Orazio, Plinio il Vecchio, Virgilio,
trovarono qui ispirazione per il proprio genio artistico). Napoli era insomma un
centro di raffinata cultura, un lembo di Grecia nella penisola italica, che i
romani seppero sempre rispettare e apprezzare, evitando di inquinarlo e
opprimerlo.