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Fiat, oggi si fermano cinque stabilimenti

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Questo articolo è stato pubblicato il 25 gennaio 2012 alle ore 08:39.

Effetto domino nell'industria. Il blocco del trasporto merci e delle forniture di componenti paralizzano uno dopo l'altro gli stabilimenti che lavorano senza magazzino: produzione ferma e addetti dritti in cassa integrazione.
A causa dello sciopero degli autotrasportatori resteranno ferm anche oggi gli stabilimenti Fiat, almeno per il primo turno. L'attività produttiva sarà sospesa a Melfi, Pomigliano, Cassino, Sevel e Mirafiori. A Melfi e alla Sevel ieri sono saltati i tre turni quotidiani, compreso quello notturno. Secondo il Lingotto sono 4.200 le automobili non prodotte solo ieri negli stabilimenti italiani.

Per il presidente dell'Unione industriale di Torino, Gianfranco Carbonato, «il blocco dei Tir sta determinando una situazione pesantissima: il sistema degli approvvigionamenti industriali è in tilt. Molti stabilimenti, non solo quelli Fiat, sono bloccati e con essi buona parte dell'indotto auto che pesa per oltre il 50% dell'apparato industriale torinese. E poiché è impossibile lavorare per il magazzino, non è escluso che, nelle prossime ore, molte aziende si trovino costrette a dover mettere in libertà gran parte delle maestranze».

Pesantissimi i riflessi anche nell'industria degli elettrodomestici, settore in cui l'Italia è leader europeo: dal gruppo Indesit comunicano che gli stabilimenti casertani di Carinaro e Teverola e quello torinese di None sono stati bloccati in seguito alle mancate forniture di componenti. Oggi potrebbe toccare anche agli altri tre stabilimenti italiani, tutti nelle Marche, qualora il blocco delle forniture dovesse continuare. Problemi anche per gli altri player del comparto: da ieri Whirlpool ha fermato gli impianti di Napoli e oggi potrebbe essere costretta a prendere altri provvedimenti, mentre Electrolux ha sospeso la produzione nel polo di Forlì.

Meno difficile, per ora, la situazione nel settore della meccanica, dove la costruzione delle macchine più complesse è meno soggetta alle forniture quotidiane di componenti. Ucimu, l'associazione dei produttori di macchine utensili, segnala che le forniture di ghisa provenienti dall'estero non hanno subito intoppi, anche perché i Tir rumeni hanno varcato il confine italiano passando dalla Francia. Tuttavia se il blocco dei Tir si prolungasse ancora potrebbero sorgere problemi. Se ne saprà di più giovedì o venerdì.

Difficoltà invece per l'industria calzaturiera e della pelletteria. «Questo non è il picco stagionale – premette Rossano Soldini, titolare dell'omonimo calzaturificio di Arezzo ed ex presidente dell'Anci – e l'attività è piuttosto ridotta. Tuttavia finora abbiamo sfruttato un po' di scorte di magazzino ma siamo alla fine. È anche vero che sarebbe inutile produrre per il magazzino, visto che non riusciamo a effettuare le consegne, ma, da domani in poi, senza forniture rischiamo il blocco».

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