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"Ora soffre anche l'economia reale Ripresa fra 18 mesi"
Crapelli: alle aziende servono terapie d'urto
SANDRA RICCIO
MILANO
Il momento è critico, non c'è dubbio, la crisi sta mordendo anche l’economia reale. Il crac planetario della finanza ha scombinato tutti i punti fermi e reso inefficaci i modelli previsivi degli esperti. Difficile dire dove sia arrivata oggi la crisi. Vista dall’avamposto delle imprese, è ancora in piena evoluzione. A dirlo è Roberto Crapelli, managing partner di Roland Berger Mediterranean, una delle principali società di consulenza strategica a livello mondiale e dunque in stretto contatto con chi sta guidando le aziende fuori dalla bufera.

Lei che idea si è fatto di questa crisi?
«Il quadro è ancora mutevole. Per questo i grandi capi d'azienda oggi devono avere una consapevolezza a tutto campo di quello che potrebbe ancora accadere e quindi essere pronti a reagire e ad adattarsi rapidamente. Noi della Roland Berger riteniamo che lo scenario più probabile sia una recessione dell’economia mondiale con una ripresa tra 18-24 mesi. Ma vanno messi in conto altri due scenari possibili. Il primo, più ottimistico, è una rapida ripresa già nei prossimi 6-12 mesi, mentre il terzo scenario è quello catastrofistico di una grande depressione che innescherà una crisi sistemica con ripresa solo nel lungo periodo».

In pratica ci troviamo a metà via tra la salvezza e l'inferno. Adesso che cosa succederà secondo lei?
«Propendo per un miglioramento del quadro. Certo, non nell’immediato. Per questo le aziende dovrebbero avviare subito le misure necessarie per far fronte alla recessione tenendo però pronte le opzioni alternative perché lo scenario potrebbe cambiare in meglio. Escludo invece che l’economia possa finire in uno scenario di depressione per tre ragioni. Intanto il business a livello mondiale è strutturato meglio ed è più preparato alle crisi rispetto al passato. Poi i governi stanno reagendo velocemente e, infine, l'esistenza dei mercati del così detto Bric (Brasile, Russia, India, Cina) ad alta dinamicità e ad alta crescita potenziale ci terrà lontani dalla depressione».

Quando finirà la paura per le aziende e quale segnale farà capire anche alle famiglie che il peggio è passato?
«Prevediamo che la recessione possa durare per tutto il 2009 con i primi segnali della ripresa all'inizio del 2010. Il declino della crescita dovrebbe essere di 1-2 punti percentuali a livello globale. Il segnale di svolta per le famiglie si avrà nel momento in cui le aziende ricominceranno ad assumere i giovani, segno che il vento si è rialzato e si riparte. Questo dovrebbe avvenire, selettivamente, già alla fine del 2009».

Quali saranno i Paesi che ripartiranno per primi? E chi è che deve prendere il toro per le corna in questo momento?
«Prima di tutto l'area Bric anche se la velocità di crescita non sarà più quella di prima. In questo periodo di recessione avremo un nuovo attore importante che sono i governi. Sono loro che dovranno supportare le economie nazionali. E ci aspettiamo che nel breve periodo mitighino gli effetti della crisi, ma c'è un freno a quello che possono fare per i limiti derivanti dal debito pubblico. Questo vale soprattutto per l'Italia».

E nel nostro Paese chi ripartirà per primo?
«Certamente le medio piccole imprese. Ma questa volta un ruolo fondamentale lo avranno anche le grandi imprese. Infatti un numero molto elevato di Pmi lavora per le grandi imprese e quindi se la solidità di grandi gruppi come Finmeccanica, Eni, Enel, Telecom, Fiat - tanto per citarne alcune - rimarrà inalterata questo trascinerà anche il rilancio delle piccole e medie imprese facenti parte delle filiere di fornitura. Molte aziende però andranno a rischio di commissariamento».

In Italia quali sono i settori più a rischio?
«In pericolo non sono comparti specifici ma piuttosto le aziende che in questo momento hanno poca liquidità e bilanci non in ordine. Un'altra complicazione è data da un possibile riemergere di tendenze protezionistiche. Questo scenario potrebbe manifestarsi in Paesi come la Francia e gli Usa».

Cosa devono fare le aziende italiane?
«Devono agire subito. E devono operare sia sul fronte strategico sia su quello finanziario. La ricetta giusta è attivare un ventaglio di iniziative d’urto e operare su numerosi aspetti come la revisione realistica dei piani a tre anni e dei programmi d’investimento senza compromessi, ma anche rivedere il portafoglio prodotti, mercati e linee di business, andare a verificare le possibilità di finanziamenti di medio lungo periodo per creare una riserva di liquidità necessaria sia per affrontare la crisi sia per prendere al volo la ripresa. E attivare il turnaround di tutte le linee di business che non generano cassa».

Come sarà il mondo dopo la crisi?
«Non è ancora chiaro. Di sicuro il prossimo decennio sarà del tutto diverso dal passato. Saranno anni più sobri in cui il mondo occidentale disporrà di una capacità di spesa inferiore, e in cui bisognerà essere ancora più flessibili nel cercare un posto di lavoro. Ci troviamo di fronte a una crisi di evoluzione della specie, ne usciremo con un nuovo sistema finanziario, economico e industriale, che non sarà più Wall Street-centrico».
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