Categoria: Arte

24 Giu

Guglielmo Longobardo. Segreti mediterranei




La mostra Pittura continua di Guglielmo Longobardo allestita presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli mi ha consentito di fare una riflessione sulla pittura a partire dagli anni Settanta. Anni in cui si ha un ritorno passionale al sociale e ad una artisticità tradizionale dopo tanta affermazione di minimalismo, concettualismo, linearismo analitico, che hanno agito da fattori dogmatici, frenando lo stesso spirito di ricerca e di sperimentazione, perché ognuno che ha fatto qualche cosa di estroso, anche importante, pensava di essere diventato un legislatore, maestro con obbligo di seguaci, tutto l’opposto dello spirito vero della modernità che richiede un incessante, continuo, empirismo eretico. L’apparizione, come autentica epifania, della pittura di Longobardo, che porta con sé il genius della propria identità, ma è disposto a scambiarla per simboli e immagini d’un lungo cammino fatto nella diversità e nella disseminazione, fa dell’artista flegreo un elemento di assoluta discontinuità a partire dalla pittura, chiamata non ad essere nuovo oltre e nuovo altro, ma a declinare la pluralità, la differenza, l’individualità. Una verifica dei poteri di un’avventura nell’immaginario, che non si nega niente, mentre fa continue affermazioni sul colore, sull’icona e sull’emozione, affidando al saper vedere, un compito mediatico, che è quello di far vedere, nella fisica dell’immediatezza, i traumi e le apoteosi del pensiero, dell’immaginario. Longobardo è pittore dalle ingannevoli sensuali narrazioni del tufo, attratto dalle giganteggianti solitudini del mare, immerso nei bagni angelicati d’azzurro e giallo, tra le mitiche divinità del rosso pompeiano e dei filtri magici, sospeso, tra le tracce dell’occasum archeologico e la necessità di uscire dalla bidimensionalità con alfabeti concettuali e lacerti pop: tutto tra un’arcadia mediterranea e un pandemonio di segni sintetici. La specificità di questo panottico è data da una pittura come dinamica incessante, che non è movimento direzionale in senso classico, ma un continuo scuotimento della psicologia, della sensibilità e dei sentimenti. Tutto questo, senza badare al consensum gentium, perché Longobardo è molto più attento al proprio punto di vista, alla propria poesia e ai propri idola, che corrispondono allo stile dell’artista e che esprimono la fantasia e la fascinazione, di un incessante viaggio che prima d’essere del corpo è della mente.