Categoria: Per non dimenticare

02 Ott

Quelli che si papparono a “Baffone”

Forse quelli più giovani non lo sanno, ma c’è stata un epoca nel nostro paese dove la politica si esauriva nel confronto tra la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista Italiano.
Due colossi che insieme si dividevano piu del 60% del consenso, attorniati da partiti minori come i Socialisti, i Liberali, i Repubblicani etc…
Era un avvincente testa a testa ogni tornata elettorale, e per 50 anni anche per pochi voti, “i conservatori italiani” (chiamiamoli così i democristiani) hanno sempre vinto.
Li ho visti piangere quelli del PCI, perchè era gente che ci credeva, per davvero. Avevano un sogno, molto lontano da quello comunista, quello di un mondo più equo, senza corruzione, una maggiore partecipzione dei lavoratori alla vita delle aziende e a quella politica.
Insomma un sogno, un utopia, un po come quello del movimento 5 stelle, che pensa di andare a governare con il 30%, contro gli squali che ci sono oggi in parlamento in nome e per conto delle lobbies mondiali. Quelli del PCI avevano la stessa luce negli occhi dei movimenti successivi, girotondini, grillini, 5 stelle.
Anzi direi che spesso quella luce era più forte e brillava, perchè avevano visto proprio con quegli occhi la devastazione, la morte e le atrocità della guerra e la mancanza di libertà che offre un regime autoritario.
Così ogni volta la festa veniva rimandata lasciando nei luoghi di riunione i santini e il materiale di propaganda che venivano traportati dal vento, insieme alle speranze di creare un paese migliore.
Poi c’era l’altro 30%, persone  che si era schierato con le minoranze organizzate, il padrone, la corruzione, la cattiva politica, le mafie, le camorre. Li abbiamo visti sfrecciare, laurearsi senza nessun problema, andare a ricoprire incarichi di responsabilità. Il clientelismo ed il voto di scambio non lo hanno inventato quelli del PD o di Forza Italia.
Così a danno del sogno di un paese normale, questa gente che partiva dallo stesso status di povertà di quelli che non votavano DC, si sono venduti il sogno di normalità, lo hanno fatto con i partiti, lo hanno fatto persino con i sindacati, andando ad ingrossare sigle sindacali che erano messe li proprio dai “padroni” per disunire e creare caos nella classe operaia. Venduti due volte.


Quelli della DC denigravano i comunisti, con la frase “adda venì baffone”, quelli del PCI la usavano in tono minaccioso, spesso dopo una sconfitta politica o un ingiustizia sul lavoro, e per baffone intendevano Stalin, il famigerato leader Sovietico, che deportava i dissidenti in Siberia nei campi di lavoro.
Ma questo la gente non lo sapeva, o almeno faceva finta di non saperlo. Il PCI rappresentava la “svolta”, contro i potentati italiani, che svestiti i panni fascisti si erano ricostruiti una nuova verginità nelle file della Democrazia Cristiana, spesso rinnegando il fascismo in pubblico, e propagandandolo in privato, vedi Gladio, P2. La DC rappresentava i padroni, il partito comunista era il partito dei lavoratori, del popolo, tribuni della plebe che inneggiavano all’unità dei lavoratori, alla solidarietà. E dire il vero in quegli anni le classi lavoratrici ottennero grandi risultati dal punto di vista legislativo:
Lo Statuto dei lavoratori con tutte le sue tutele, fu siglato dopo tantissime lotte, scioperi e cortei.


Era ancora vicina l’eco delle bombe della seconda guerra mondiale, in molte famiglie si ricordavano i caduti, ma allo stesso tempo  era ripartita l’industria, la moda, l’economia.
Il sogno della piena occupazione di Keynes non era poi cosi folle,  ogni famiglia produceva consumi e reddito, eraino gli anni in cui tutti compravano il frigo la lavatrice, l’utilitaria, il mercato degli immobili farà numeri irripetibili, insomma il nostro paese aveva un sistema economico che si autoalimentava crescendo insomma il sogno di qualsiasi economista.
Fu di quel periodo la scoperta dei diritti fondamentali della personalità, negati da secoli, dal feudalesimo alle monarchie e per finire al fascismo: la libertà di poter dire e poter fare qualsiasi cosa con l’unico limite di non ledere i diritti altrui e la legge. Gli individui costruivano la loro capacità giuridica, ed in molti non si sono fidati, dopo secoli di dominazione psicologica, hanno continuato a tenersi dentro il loro feudatario, Re e dittatore, per terrore.
Ma questo è un altro post.


Così negli anni 70 e per quello che ricordo io nel 1976 il popolo aveva dato il 34% al PCI.
Quel testa a testa fu avvincente, dentro di noi ci illudemmo che prima o poi si sarebbe verificato il sorpasso, ci speravamo, perchè avevamo voglia di un paese più equo, meno corrotto, più solidale, basato sul bene comune, di tutti i cittadini, e non di pochi cabibastone posti a piramide con i loro privilegi e potere economico sottratto ad opere pubbliche e servizi mai realizzati.
Nel frattempo avanzava la lotta armata, nata nelle fabbriche e nelle scuole ma secondo molte teorie probabilmente  utilizzata come strumento di  destabilizzazione da parte di una parte della politica.
Quel risultato non è stato digerito da molti. Soprattutto dagli americani, che vedevano in forse la partecipazione dell’italia e delle sue basi strategiche ai confini del mondo occidentale, alla guerra fredda contro l’Unione Sovietica.


L’andazzo invece andò in controtendenza negli anni 80. L’edonismo Reganiano, le tv commerciali, ed una certa fascinazione verso il futile, ed il comodo consumo sfrenato, come se non ci fosse un domani, ha distratto molti italiani da quell’idea di unità iniziale. Il PCI ha visto il suo decino prorprio in quegi anni, poi l’89, la caduta del muro di Berlino, l’apertura degli archivi sovietici, mentre in italia soffiava forte il vento della protesta contro le ruberie della politica. L’inizio degli anni 90 furono quelli della speranza di avere uno stato normale, ma oltre alle monetine di Craxy e la sparizione di moltissimi personaggi politici dei partiti di governo indagati e condannati per corruzione,

L’Unità è la testata che ha ricevuto più fondi tra 2003 e 2013: in totale oltre 60 milioni di euro

21 Ott

Solidarietà a Nadija Korol

Era il 29 agosto 2015, quando in una serata come tante Anatoliy Korol è diventato un eroe per tutti gli italiani e nello specifico per gli abitanti di Castel Cisterna, comune in provincia di Napoli.

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L’uomo riuscì a sventare la rapina al supermercato nel quale aveva poco prima fatto la spesa.

Era appena uscito quando si accorse che dei tipi loschi stavano entrando all’interno del supermercato, dove alla cassa c’era solo una ragazza; l’uomo non ha esitato e, una volta messa in salvo la figlia piccola nel parcheggio antistante il supermercato, è tornato indietro per affrontare i due malviventi. Si è lanciato su uno di loro per cercare di disarmarlo, ma purtroppo il suo gesto, anche un po’ avventato, non gli ha salvato la vita, il complice ha subito aperto il fuoco su di lui e lo ha pugnalato più volte alla schiena.

Una storia che ha lasciato l’amaro in bocca per la morte di un nobile uomo, ma anche tanta gratitudine per il gesto di un eroe, che senza pensarci due volte è corso in aiuto di persone che nemmeno conosceva.

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Tanti i ringraziamenti a questo eroe dei nostri tempi, tra cui il più importante è la Medaglia d’oro al valor civile che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha consegnato nelle mani della signora Nadija Korol, ringraziandola per la sua decisione di restare in Italia e ricordandole che non sarà dimenticata.

Inoltre, sono state tante le persone che hanno voluto dare il proprio aiuto alla moglie e alle figliolette dell’eroe ucraino, tra cui il proprietario del supermarket, Michele Piccolo, che si è reso disponibile a fornire alla famiglia aiuto morale e materiale, a pagare gli studi alle bambine e anche a dare un posto di lavoro alla moglie di Anatolij (anche se per lei non sarebbe proprio facile tornare ogni giorno a lavorare nel luogo dove le hanno ucciso il marito).

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A questi gesti di solidarietà si aggiunge quello della trasmissione Report di rai 3, condotta da Milena Gabanelli, che ha messo all’asta i premi vinti dalla trasmissione negli ultimi 5 anni e ha donato alla donna, invitata alla serata, un premio di circa quindici mila Euro. Un aiuto concreto, che aiuterà per un po’ la donna ad andare avanti e a non preoccuparsi del futuro suo e delle sue figlie.

Insomma, gli italiani hanno dimostrato un cuore davvero grande e tanta riconoscenza ad un uomo che era uno di noi e non certamente “l’altro” di cui liberarci.

13 Ago

Scilipoti e Razzi ai tempi della #frizledi #pernondimenticare

Quanto ci hanno fatto incazzare sti due, la quintessenza della politica italiana degli ultimi 50 anni, portati alla luce con un candore e senza nessun freno inibitorio. Razzi emigrato italiano ripescato, con tutti i limiti caratteriali e culturali che si possano immaginare, l’altro incarna il berlusconismo all’ennesima potenza, il classico imbonitore, con l’astuzia e l’atteggiamento da piazzista.
Questi due, qualche anno fa fecero cadere un governo, sopraffatti da “misteriose pressioni”. Oggi a qualcuno non fanno incazzare più, ma a me si, sono ancora li, siedono in parlamento, votati da chissà chi, o forse per un semplice patto fatto con qualcuno. Non mi rappresentano e forse non rappresentano nessuno. O forse no? Rappresentano un’ italia che esiste ancora, e della quale non riusciamo a liberarci?

12 Dic

Marco Travaglio mette a confronto la figura di Sandro Pertini con quella di Giorgio Napolitano


Il Presidente della Repubblica non è un Presidente di garanzia.
Partendo dall’ultimo libro di Marco Travaglio “W il Re”, cita Pertini quando era Presidente della Camera (1974) si rifiutò di firmare Decreto aumento indennità dei Parlamentari
e sullo scandalo dei petroli (prima tangentopoli italiana) disse:”lo scandalo più intollerabile sarebbe quello di soffocare lo scandalo, l’opinione pubblica non lo tollererebbe ed io pure” quindi e’ bene che gli scandali vengano fuori, solo cosi il “sistema” si può rigenerare.
La ricetta di Napolitano è invece esattamente il contrario: gli scandali devono essere soffocati, il sistema va difeso anche a costo di soffocare la verità……..
Primo intervento nella puntata di Servizio Pubblico del 12 dicembre 2013

21 Mar

Marco Travaglio vs Piero Grasso:”Non è quel che sembra”


“Conosco Schifani e Grasso e secondo me il dualismo tra i due come lotta tra bene e male non è da impostare in maniera così manichea”. Così Marco Travaglio esordisce per spiegare le ragioni per le quali è critico con l’attuale Presidente del Senato. Secondo il vicedirettore del Fatto Quotidiano, tra Schifani e Grasso la differenza è chiara e lapalissiana, ma osserva: “Quando fu eletto Presidente del Senato, Schifani non era visto come ‘bestia nera’ dal centrosinistra, che nel 2008 non propose nessun suo candidato e votò scheda bianca. Anzi, quando fu eletto l’esponente del Pdl, ricevette applausi, tranne che da Furio Colombo, e un inchino e due baci da Anna Finocchiaro”. Travaglio aggiunge: “Schifani era il pontiere dell’inciucio caldeggiato da Veltroni”. Il giornalista elenca poi le ragioni per le quali Grasso non incarna esattamente il bene: “E’ un italiano prima che magistrato, molto furbo, un uomo di mondo”. E, rivolgendosi ai senatori del M5S, dice: “Mi spiace che proprio loro si vantano di informarsi in rete siano cascati con tutti i due piedi nella disinformazione della stampa ufficiale”
(fonte: il fatto quotidiano)