01 Ott

Imprenditore racconta come rifornisce Napoli di cocaina

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Nasce in un coffee shop di Amsterdam il patto che inonderà Napoli e provincia di cocaina. Nasce da un accordo tra due sedicenti imprenditori, la svolta economica che assicurerà lo strapotere economico degli Amato-Pagano, un tempo legatissimi al clan Di Lauro. È uno dei punti dell’interrogatorio reso lo scorso otto settembre da Mario Cerrone, che confessa di essere stato in grande importatore di sostanze stupefacenti – cocaina in primis – nell’area metropolitana napoletana. Per anni socio di Raffaele Imperiale, ha rifornito gli Amato-Pagano, poi – ormai nel pieno della cosiddetta terza faida di Scampia – viene contattato anche da Mariano Riccio, che all’epoca aveva poco più di vent’anni, con il quale stabilisce accordi di natura economica e militare.

Ma andiamo con ordine, a ricostruire una storia di due soci, di due amici, che ha segnato – in negativo – un pezzo di economia cittadina. Faccia a faccia in Procura, meno di un mese fa, Mario Cerrone (classe 1974) al cospetto del pm Vincenza Marra si racconta: «Siamo alla fine del 2000, quando entro nel coffee shop di Imperiale, ad Amsterdam. Ci conoscemmo, gli chiesi una fornitura di cocaina, e fu lui a indirizzarmi ad alcuni soggetti». Attori e comprimari, eccoli quelli che hanno garantito l’arricchimento di un pezzo di camorra napoletana. Ed è così che sulla scena tale Richard Van De Bunt, meglio noto come Rick il biondo, per garantirmi una fornitura che venne fatta passare per il porto di Genova. Era il capodanno tra 2000 e il 2001».

Fu come una messa alla prova per Cerrone che, pur pagando in ritardo la prima fornitura, venne ammesso come una persona degna di fiducia. È questo il salto di qualità, nel momento in cui Imperiale racconta al nuovo socio (di qualche anno più giovane), che si trova in solidi rapporti di affari con la famiglia Amato di Secondigliano. Ricordate Raffaele Amato? Tra il 2004 e il 2005 sarà a capo della terribile faida di Scampia e Secondigliano, con la scissione dal clan Di Lauro. Anni di arricchimento, intervallati da qualche periodo di cella, fino a quando nel 2009, sotto i colpi della faida, «Raffaele Imperiale mi informa che si era creata una vera e propria casse comune». Olanda, dove si muovono Rick il biondo e il suo socio Frankie, per passare a Marbella, in Spagna, fino ad arrivare all’Italia, dove Cerrone e Imperiale riescono a far arrivare partite di cocaina.

Tra il 2011 e il 2013 c’è il caos, Napoli nord torna ad essere una polveriera, con la rivolta dei cosiddetti «girati» della Vannella grassi e continue crepe interne al cartello degli scissionisti. Cosa accade? Viene arrestato Cesare Pagano, cade il patto di esclusiva che legava storicamente Cerrone e Imperiale a quelli di Secondigliano (ala scissionista). Spiega Cerrone: «Anche altri clan si fanno avanti e il primo a bussare alla nostra porta è un giovanissimo. Si chiama Mariano Riccio, con cui stabilimmo solidi rapporti economici, e non solo».

C’è spazio anche per una sorta di discesa in campo sotto il profilo delle armi e delle spedizioni punitive. Stando alla ricostruzione operata dalla Guardia di Finanza, il gruppo Cerrone-Imperiale può contare anche su una cinquantina di affiliati, una decina dei quali decisamente pronti compiere stese o agguati. Un punto sul quale è abbastanza chiaro il pentito Carmine Cerrato: «So che i Cerrone-Imperiale potevamo contare su quaranta-cinquanta uomini, tanto che una volta fu lo stesso Cerrone a spiegare a Mariano Riccio e a me che, se necessario, teneva ragazzi armati e in sella a Tmax, erano pronti a colpire».

Ed è su questa duttilità che i Cerrone-Imperiale hanno costruito il proprio impero immobiliare, ma anche ad acquistare due capolavori rubati di Van Gogh. Soldi da investire, per evitare di «farli infradiciare» o di «farli andare in fumo». Parole non a caso, ma tratte dal verbale di altri collaboratori di giustizia che ricordano due esempi abbastanza significativi. Anni fa fu Paolo Di Lauro, il boss conosciuto come Ciruzzo o milionario, a rendere inutilizzabili diversi milioni di lire. In che modo? Li mise sotto terra per un lungo periodo di tempo, ma l’umidità li corrose. Altro esempio classico che si tramanda in zona faida e che viene ricordato anche da alcuni collaboratori di giustizia riguarda il tesoretto custodito in una delle case dei Marino: nel corso della faida, la famiglia di scissionisti subì diversi incendi, uno dei quali distrusse una casa dove erano custoditi i proventi della droga. Quanto basta per mettere in risalto la capacità imprenditoriale dei Cerrone-Imperiale e la loro tendenza ad investire e riciclare: anche comprando due capolavori dell’arte mondiale.

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