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Napoli percentuale di edificazione più alta d’Italia

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Napoli è la provincia più cementificata d’Italia. È quanto emerge da uno studio ad opera dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, dal titolo “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. I dati raccontano di una notevole crescita delle costruzioni in rapporto al numero di abitanti.

Nel Napoletano la percentuale di edificazione è al 62,1, seguita da Milano (61,7%), Torino (54,8%), Pescara (53,4%), e Monza (48,6%). Ben 11 cittadine dell’hinterland partenopeo figurano tra i primi venti posti nel Paese. In prima posizione c’è Casavatore, con l’89,3 per cento della superficie occupata da edifici. Per quanto riguarda le napoletane, seguono Arzano con l’82 per cento, Melito con l’81, poi nell’ordine Cardito, Frattaminore, Torre Annunziata, Casoria, Portici, San Giorgio a Cremano, Frattamaggiore e Mugnano.

A livello regionale il primato non è campano, ma della Lombardia e poi del Veneto entrambe intorno al 10 per centro. Poco sotto Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.

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Campania, ecco la legge regionale per il cinema e gli audiovisivi

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Lo ha annunciato in pompa magna l’assessore Corrado Matera davanti a una platea di attori, registi e addetti al settore: giovedì al centro direzionale sarà il gran giorno della legge regionale del cinema.

Mancano appunto l’approvazione del testo (già licenziato in commissione permanente) al consiglio regionale e pochi altri tasselli burocratici e poi la Campania, finalmente, avrà la sua legge, attesissima da tutti gli operatori culturali che girano attorno al mondo del cinema, dalla Film Commission Regione Campania e dal Clercc (comitato legge cinema in Campania) che per primo aveva lanciato documenti e petizioni firmati da vari esponenti del mondo dello spettacolo, in testa Paolo Sorrentino e Toni Servillo.

L’articolo 1 della legge («Cinema Campania. Norme per il sostegno, la produzione, la valorizzazione e la fruizione della cultura cinematografica e audiovisiva») basterebbe a definirla in maniera concisa ma compendiosa. Vi si riconoscono «le attività cinematografiche e audiovisive quali fattori decisivi di sviluppo economico, coesione sociale, innovazione culturale e promozione territoriale nonché quali elementi con forte valenza identitaria».

«Un successo di questa regione, una legge fortemente voluta dal presidente De Luca che vuole dare la giusta dignità a questo settore trascurato per troppo tempo. Erano anni che questa legge era attesa e non solo dagli addetti al settore», ha dichiarato ieri l’assessore Matera. Infatti. Il mondo del cinema e più in generale quello degli audiovisivi spesso vengono visti come staccati sdai processi turistici. Difficile far capire che invece le due strade sono invece legate indissolubilmente e il cinema crea un sicuro indotto per il turismo. Un vecchio pallino del predecessore di Matera, l’ex assessore al Turismo Pasquale Sommese (fra i componenti della commissione regionale che ha licenziato la legge) e dei vertici della Film Commission campana, a cui è dedicato un intero capitolo della legge e che sarà riorganizzata con nuove competenze diventando una vera, importante, agenzia regionale per il cinema, come accade in altre regioni.

La nuova legge vede istituito un fondo regionale per le attività cinematografiche e audiovisive che avranno una programmazione triennale (saranno stanziati 500 mila euro, per il 2016, 5 milioni per il 2017 e 5 milioni per il 2018) e dovranno preferibilmente attenersi ad alcuni criteri base, quali l’originalità e la valenza culturale «d’essai» e sperimentale delle opere.

Vari paragrafi della legge, infine, sono dedicati all’istituzione della mediateca regionale e alla formazione. Come conferma un altro componente della commissione regionale, Francesco Borrelli: «Siamo riusciti a far approvare diversi emendamenti che creano incentivi alla formazione del personale che dovrà provenire dalla Campania. Vogliamo infatti evitare altri scippi al nostro territorio, favorendo progetti cinematografici di qualità e ponendo le basi per evitare che si ripeta l’assurdità di film e fiction girati sul nostro territorio senza la partecipazione di autori, attori e maestranze della Campania» .

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Il libro Napoli ’44 diventa un film

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«Questo è il mio vero film su Napoli. La genesi è merito di mio padre. Fu lui a farmi scoprire il libro “Napoli ‘44” durante un pranzo, a Napoli, lontano da Roma. Città dove ormai vivo. Dopo la lettura di quei fatti umani e brutali ho deciso che dovevo farne un film». Così si confidò Francesco Patierno più di un anno fa, quando stava cucendo uno nell’altro i frammenti visivi, e testuali, della sua nuova opera: “Naples ‘44”.

Un documentario sul secondo conflitto mondiale che nella versione originale è narrata dall’attore inglese Benedict Cumberbatch (in lingua italiana la voce è di Adriano Giannini), già protagonista di lungometraggi che hanno messo in scena le guerre. Basti citare “The Imitation Game”. Il film è in selezione alla “Festa del Cinema di Roma” e sarà proiettato all’Auditorium il 18 ottobre. «Sono orgoglioso di esserci », ha aggiunto Patierno sulla sua pagina Facebook. Nelle sale, “Naples ‘44” uscirà prima di Natale.

Cumberbatch è stato scelto per incarnare lo spirito di Norman Lewis, il giovane ufficiale inglese che nel settembre 1943 arrivò a Napoli con la Quinta Armata americana. La città era un cumulo di rovine. Per un anno, Lewis aggiornò un suo diario. Oggi, Patierno — che aveva sviscerato le paure e i drammi della sua terra d’origine già in “Pater Familias”, dal romanzo di Massimo Cacciapuoti — ha realizzato questo progetto con la produzione di Dazzle Communication e RaiCinema mescolando differenti livelli estetici.

C’è materiale d’archivio; ci sono filmati dell’Istituto Luce e scene girate dal vivo pochi mesi fa, anche a ridosso di via Sedile di Porto, che compongono un puzzle di ottanta minuti in cui si

immagina che l’ufficiale britannico, diventato un affermato scrittore internazionale, ritorni nuovamente a Napoli molti anni dopo aver annotato i commenti disperati. Tra flashback e amarcord nei luoghi del presente, Lewis fa i conti con il tragico passato. Sfiorando sofisticate dame che mungono capre mentre indossano un cappello piumato, statue di santi destinate a interrompere l’eruzione del vulcano e professionisti in miseria costretti a fare le comparse ai funerali.

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Luigi De Magistris dice basta ai parcheggiatori abusivi

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NAPOLI, 4 OTT –  Comune di Napoli sta lavorando a un bando di gara per assegnare il parcheggio, la custodia e la riqualificazione di diverse aree della città a una gestione mista pubblico-privata con l’obiettivo di sottrarre gli spazi al fenomeno dei parcheggiatori abusivi. Lo ha annunciato il sindaco di Napoli Luigi de Magistris nel corso della diretta Facebook di Repubblica Napoli. Al bando stanno lavorando , a quanto spiegato , Salvatore Palma e Mario Calabrese, rispettivamente, assessori al Bilancio e alla Mobilità. ”Entro fine anno , ha detto de Magistris , sarà pronto il bando, così che a gennaio possa essere messo a gara. Nel 2017 , ha aggiunto , avremo pezzi di città sottratti all’illegalità e assegnati a cooperative, a giovani in collaborazione con il personale dell’Azienda napoletana mobilità”. Secondo il sindaco, ”questo può essere l’unico modo per cercare di affrontare seriamente e alla radice il problema dei parcheggiatori abusivi che riguarda Napoli come altre città”.

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Protesta in consiglio comunale a Napoli : occupati otto uffici

Doppia protesta nel palazzo del Consiglio comunale a Napoli dove una cinquantina di manifestanti, operatori della scuola ed esponenti dei comitati per l'emergenza casa, hanno occupato per protesta alcune sale ed i balconi  dell'edificio, 5 ottobre 2016. ANSA /CIRO FUSCO

Protesta agli uffici del Consiglio Comunale di Napoli, un centinaio di manifestanti, operatori socio-assistenziali nelle scuole ed esponenti dei comitati per l’emergenza casa, hanno occupato la struttura. Dai balconi che si affacciano su via Verdi, a pochi passi dal Municipio, inneggiano slogan contro l’amministrazione comunale ed espongono striscioni. Uno recita ‘Basta promesse: l’emergenza abitativa non aspetta”. Chiedono inoltre di incontrare il sindaco de Magistris. Otto gli uffici occupati tra il secondo e il terzo piano. A protestare anche famiglie con bambini con meno di 5 anni. La protesta dei comitati per la casa, che lamentano il mancato rispetto degli impegni presi dal Comune sulle politiche abitative, si è aggiunta a quella in corso già da ieri degli operatori scolastici. Questi hanno trascorso la notte in Consiglio e contestano la scelta del Comune di affidare a Napoli Servizi le loro mansioni con una riduzione dell’organico che – a detta degli operatori – passerebbe da 106 a 10-15 addetti.

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Imprenditore racconta come rifornisce Napoli di cocaina

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Nasce in un coffee shop di Amsterdam il patto che inonderà Napoli e provincia di cocaina. Nasce da un accordo tra due sedicenti imprenditori, la svolta economica che assicurerà lo strapotere economico degli Amato-Pagano, un tempo legatissimi al clan Di Lauro. È uno dei punti dell’interrogatorio reso lo scorso otto settembre da Mario Cerrone, che confessa di essere stato in grande importatore di sostanze stupefacenti – cocaina in primis – nell’area metropolitana napoletana. Per anni socio di Raffaele Imperiale, ha rifornito gli Amato-Pagano, poi – ormai nel pieno della cosiddetta terza faida di Scampia – viene contattato anche da Mariano Riccio, che all’epoca aveva poco più di vent’anni, con il quale stabilisce accordi di natura economica e militare.

Ma andiamo con ordine, a ricostruire una storia di due soci, di due amici, che ha segnato – in negativo – un pezzo di economia cittadina. Faccia a faccia in Procura, meno di un mese fa, Mario Cerrone (classe 1974) al cospetto del pm Vincenza Marra si racconta: «Siamo alla fine del 2000, quando entro nel coffee shop di Imperiale, ad Amsterdam. Ci conoscemmo, gli chiesi una fornitura di cocaina, e fu lui a indirizzarmi ad alcuni soggetti». Attori e comprimari, eccoli quelli che hanno garantito l’arricchimento di un pezzo di camorra napoletana. Ed è così che sulla scena tale Richard Van De Bunt, meglio noto come Rick il biondo, per garantirmi una fornitura che venne fatta passare per il porto di Genova. Era il capodanno tra 2000 e il 2001».

Fu come una messa alla prova per Cerrone che, pur pagando in ritardo la prima fornitura, venne ammesso come una persona degna di fiducia. È questo il salto di qualità, nel momento in cui Imperiale racconta al nuovo socio (di qualche anno più giovane), che si trova in solidi rapporti di affari con la famiglia Amato di Secondigliano. Ricordate Raffaele Amato? Tra il 2004 e il 2005 sarà a capo della terribile faida di Scampia e Secondigliano, con la scissione dal clan Di Lauro. Anni di arricchimento, intervallati da qualche periodo di cella, fino a quando nel 2009, sotto i colpi della faida, «Raffaele Imperiale mi informa che si era creata una vera e propria casse comune». Olanda, dove si muovono Rick il biondo e il suo socio Frankie, per passare a Marbella, in Spagna, fino ad arrivare all’Italia, dove Cerrone e Imperiale riescono a far arrivare partite di cocaina.

Tra il 2011 e il 2013 c’è il caos, Napoli nord torna ad essere una polveriera, con la rivolta dei cosiddetti «girati» della Vannella grassi e continue crepe interne al cartello degli scissionisti. Cosa accade? Viene arrestato Cesare Pagano, cade il patto di esclusiva che legava storicamente Cerrone e Imperiale a quelli di Secondigliano (ala scissionista). Spiega Cerrone: «Anche altri clan si fanno avanti e il primo a bussare alla nostra porta è un giovanissimo. Si chiama Mariano Riccio, con cui stabilimmo solidi rapporti economici, e non solo».

C’è spazio anche per una sorta di discesa in campo sotto il profilo delle armi e delle spedizioni punitive. Stando alla ricostruzione operata dalla Guardia di Finanza, il gruppo Cerrone-Imperiale può contare anche su una cinquantina di affiliati, una decina dei quali decisamente pronti compiere stese o agguati. Un punto sul quale è abbastanza chiaro il pentito Carmine Cerrato: «So che i Cerrone-Imperiale potevamo contare su quaranta-cinquanta uomini, tanto che una volta fu lo stesso Cerrone a spiegare a Mariano Riccio e a me che, se necessario, teneva ragazzi armati e in sella a Tmax, erano pronti a colpire».

Ed è su questa duttilità che i Cerrone-Imperiale hanno costruito il proprio impero immobiliare, ma anche ad acquistare due capolavori rubati di Van Gogh. Soldi da investire, per evitare di «farli infradiciare» o di «farli andare in fumo». Parole non a caso, ma tratte dal verbale di altri collaboratori di giustizia che ricordano due esempi abbastanza significativi. Anni fa fu Paolo Di Lauro, il boss conosciuto come Ciruzzo o milionario, a rendere inutilizzabili diversi milioni di lire. In che modo? Li mise sotto terra per un lungo periodo di tempo, ma l’umidità li corrose. Altro esempio classico che si tramanda in zona faida e che viene ricordato anche da alcuni collaboratori di giustizia riguarda il tesoretto custodito in una delle case dei Marino: nel corso della faida, la famiglia di scissionisti subì diversi incendi, uno dei quali distrusse una casa dove erano custoditi i proventi della droga. Quanto basta per mettere in risalto la capacità imprenditoriale dei Cerrone-Imperiale e la loro tendenza ad investire e riciclare: anche comprando due capolavori dell’arte mondiale.

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Scoperti sei nuovi vulcani a Napoli

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Scoperte sei nuove bocche del Vesuvio sui fondali del Golfo di Napoli, di fronte al Vesuvio, durante la campagna oceanografica Safe2014 condotta da un team di ricercatori che coinvolge l’Ingv, l’Università di Napoli Federico II e il Cnr. Le «nuove» bocche sono situate a meno di 3 chilometri dalla costa, nel tratto compreso tra Torre Annunziata ed Ercolano, e hanno un diametro di circa 800 metri. Alcune si sono aperte 19.000 anni fa, altre in tempi un po’ più recenti e sono sepolte sotto il fondale marino, a una profondità compresa tra 5 e 20 metri.

Le strutture sono state descritte sulla rivista Geophysical Reserch Letters. La scoperta è stata realizzata da un team di ricercatori italiani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv-sezione Roma1), del Dipartimento Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse (Distar) dell’Università di Napoli Federico II e dell’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Iamc-Cnr).
«Abbiamo rilevato nuovi punti di emissioni di anidride carbonica nel Golfo di Napoli, cosa abbastanza comune in aree geotermali e vulcaniche come quella napoletana. E qui abbiamo scoperto sei strutture vulcaniche (coni e duomi) finora sconosciute, con un diametro di circa 800 m. Inoltre, sono stati identificati i fronti delle colate laviche vesuviane che si sono riversate in mare in età prevalentemente medioevale»,  annuncia Guido Ventura, ricercatore dell’Ingv.

«La scoperta non aggiunge pericolosità a questo vulcano, il cui rischio maggiore – ha detto ancora Guido Ventura dell’Ingv – resta collegato alla bocca principale, quella del cono del Vesuvio. «Se queste bocche si riattivassero – ha osservato – le eruzioni avrebbero energia bassa e creerebbero problemi soprattutto alla navigazione».

In particolare, l’attività di esplorazione è stata realizzata nell’ambio della campagna oceanografica Safe2014, finalizzata allo studio delle emissioni gassose sottomarine nel Golfo di Napoli. Le ricerche, condotte nel 2014 a bordo della nave oceanografica “Urania” del Cnr, hanno consentito di rilevare, con estremo dettaglio, il tratto di costa antistante il Vesuvio, utilizzando due diverse tecniche. La prima, ha spiegato Ventura, si chiama prospezione sismica, e consiste nello sparare aria compressa verso il fondale marino. Il segnale di ritorno contiene le informazioni sul fondale e permette di ottenerne la mappa. L’altra tecnica, invece, è basata sulle misure dell’intensità del campo magnetico terrestre e ha rivelato le bocche perché le rocce vulcaniche sono più magnetiche rispetto ai sedimenti del fondale. Queste informazioni hanno permesso di ottenere una mappa dettagliatissima del fondale che ha permesso di individuare le sei strutture vulcaniche nascoste che hanno la forma di cupole di lava (duomi) e coni. Le bocche sepolte sotto il fondale, ha osservato Ventura, emettono anidride carbonica, come le fumarole di Campi Flegrei e del cratere del Vesuvio «cosa abbastanza comune in aree geotermali e vulcaniche come quella napoletana».

«Nel corso della campagna, finalizzata anche ad acquisire nuovi dati sui prodotti del Vesuvio e sulla loro età, abbiamo utilizzato una serie di tecniche di esplorazione, incluse quelle magnetometriche, sismiche e batimetriche» spiega Maurizio Fedi, professore del Distar, Università Federico II. «I risultati di queste indagini – continua Fedi – ci hanno permesso di stabilire che almeno tre delle strutture vulcaniche rilevate si sono formate prima di 19.000 anni, mentre una di esse ha eruttato in tempi storici». Le ricerche costituiscono la base per l’implementazione di un sistema di monitoraggio a mare finalizzato allo studio di eventuali fenomeni vulcanici sottomarini che potrebbero interessare la costa. La scoperta è stata pubblicata in un lavoro su Geophysical Reserch Letters dal titolo «Subcircular conduits and dikes offshore the Somma‐Vesuvius volcano revealed by magnetic and seismic data».

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